Mes, i renziani non firmano la bozza: i numeri che fanno tremare Conte

Il Pd spinge per la giravolta grillina: "Non sprechiamo questa occasione". Ma i ribelli del M5S fanno ancora muro: "Rinviare la riforma". Ecco i numeri che fanno tremare i giallorossi

Mes, i renziani non firmano la bozza: i numeri che fanno tremare Conte

Liti, frecciatine, accuse, veti incrociati, ultimatum e avvertimenti: il governo è nel caos totale e in tutto ciò Giuseppe Conte può seriamente perdere la poltrona. Il premier è finito nel mirino di Italia Viva per aver proposto una struttura piramidale per la gestione dei fondi del Recovery Fund e la nomina di sei supermanager a cui affidare i relativi progetti. Ma per il presidente del Consiglio non è finita qui. Anzi, ora per lui ci sarà da temere. Nella giornata di mercoledì farà le sue comunicazioni in Parlamento - alla vigilia del Consiglio europeo - che dovrà ratificare l'accordo raggiunto all'Eurogruppo e dunque presenterà la risoluzione di maggioranza su Mes e Recovery Fund.

Proprio il voto sulla riforma sul Meccanismo europeo di stabilità potrebbe far venire giù tutto. Ben 17 senatori e 52 deputati pentastellati hanno firmato una lettera per ribadire la contrarietà al fondo salva-Stati e per chiedere ai colleghi del gruppo di votare "no" in maniera compatta. I ribelli grillini non mollano: stando a quanto appreso dall'Adnkronos, durante la videoconferenza dei capi-commissione 5S i dissidenti hanno nuovamente fatto muro contro la proposta della maggioranza. Nello specifico i gialli Mattia Crucioli, Barbara Lezzi, Alvise Maniero e Francesco Forciniti avrebbe chiesto il rinvio della riforma. C'è grande attesa per le decisioni finali: qualcuno di loro "potrebbe limitarsi ad uscire dall'Aula al momento del voto".

Il deputato Forciniti ha confermato la sua "totale e assoluta indisponibilità a votare una qualsiasi risoluzione che chieda al presidente del Consiglio di firmare il trattato così com'è". "Abbiamo votato due volte contro il Mes, il voto a favore della risoluzione è un errore. Noi voteremo contro", avrebbe dichiarato Alvise Maniero nel corso del suo intervento all'assemblea su Zoom. Parole durissime sono arrivate dalla deputata Manuela Corda, che ha criticato aspramente la gestione del confronto interno: "Questo è fascismo. Una conduzione che non ci permette di esprimerci. Solo due minuti e mezzo. Apprezzavo Luigi (Di Maio, ndr). Ora volete un mandato e vi volete imporre". In dubbio invece la posizione di Margherita Corrado: "Ho firmato la lettera con convinzione e mercoledì mi regolerò come faranno i colleghi firmatari della lettera, sono convinta delle ragioni che ci hanno portato a sottoscrivere quel documento".

In campo resta l'ipotesi di una risoluzione alternativa: fonti parlamentari dei ribelli spiegano che domani, martedì 8 dicembre, potrebbe esserci un incontro per mettere nero su bianco la linea sul Mes e stabilire che l'eventuale testo alternativo verrà presentato per essere condiviso da tutti gli eletti che concordano con la loro posizione.

M5S pronto a piegarsi

"Nessun muro contro muro. È in corso un confronto a tratti serrato ma sempre costruttivo, dove a prevalere è la volontà di dialogo. Si sta lavorando per fare una sintesi di tutti i contributi". A dichiararlo sono stati Davide Crippa ed Ettore Licheri, rispettivamente capigruppo di Camera e Senato del Movimento 5 Stelle, in merito ai lavori per la stesura della risoluzione di maggioranza da presentare mercoledì. Il testo depositato al Senato è stato coordinato con gli altri gruppi firmatari in attesa di quello finale. Fonti M5S a Palazzo Madama tengono a precisare che si tratta di un testo "assolutamente parziale, che andrà aggiornato nelle prossime ore".

Così i grillini si preparano a compiere l'ennesima giravolta pur di restare incollati alla poltrona, sancendo la tregua con gli alleati per non far cadere il loro presidente del Consiglio. La senatrice Luisa Angrisani, tra i firmatari della lettera anti-Mes che fa tremare i giallorossi, ci ha già ripensato e ha annunciato di non voler fare uno sgambetto all'esecutivo: "Non penso proprio che il governo cadrà, siamo con Conte e appoggiamo il lavoro che sta facendo per l'Italia". E dal Partito democratico sono già partiti i tentativi per ottenere il dietrofont dei 5S. Il capogruppo dem alla Camera, Graziano Delrio, ha scritto su Twitter: "Il Mes è cambiato in meglio anche grazie al contributo dell'Italia. Non sprechiamo questa occasione: l'Europa è casa nostra. È in gioco la credibilità e la serietà del nostro Paese".

I numeri in Senato

La maggioranza numerica sul Mes sembra garantita, mentre quella politica è in bilico. Conte dovrebbe contare sul voto di 3 senatori di Cambiamo! di Giovanni Toti, 3 esponenti dell'Udc, 3 di +Europa e del forzista Andrea Cangini. Addirittura si potrebbe arrivare a quota 170 contando i pareri favorevoli dei senatori a vita come Mario Monti ed Elena Cattaneo. La maggioranza poggia sui voti di 86 senatori pentastellati, 35 del Pd, 18 renziani, 8 delle Autonomie e 15 del Misto. Tuttavia, come fa notare La Stampa, la situazione è diversa per quanto riguarda gli effetti sulla stabilità del governo qualora la maggioranza non fosse autosufficiente.

Intanto, come già detto, in Senato è stata depositata la prima risoluzione in vista del voto di mercoledì. "Udite le comunicazioni del presidente del Consiglio, il Senato approva…", recita il testo che non è impegnativo. Per il momento Davideo Faraone, capogruppo di Italia Viva, non l'ha firmata. Mercoledì mattina è attesa una nuova risoluzione di maggioranza che sarà il risultato delle trattative che i partiti che sostengono Conte stanno portando avanti in queste ore. "I problemi sul Mes sono tutti dei 5 Stelle, noi diremo sicuramente sì alla risoluzione finale, quella che arriva mercoledì: non abbiamo firmato documenti al buio così come non votiamo proposte al buio su Recovery e cabina di regia", assicurano fonti renziane.

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