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Nordio sulle chat dell'Anm. "Toghe assetate di ruoli"

Il ministro della Giustizia: "I giudici aspirano ad avere un potere parapolitico". Palamara: "Ma c'è una parte di magistrati che ragiona"

Nordio sulle chat dell'Anm. "Toghe assetate di ruoli"
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Il ministro Nordio come al solito ha i toni pacati. Però ieri mattina, quando ha letto lo scoop del Giornale con le chat riservate di alcuni magistrati che riconoscono la smania di potere della categoria, deve avere avuto un moto di soddisfazione. Le sue tesi, che espone da tempo, sono confermate. C'è una frase, scritta da uno di loro in queste chat, che ha colpito il ministro: quella che contiene l'ammissione di un magistrato il quale dice che i sostenitori della riforma sono stati favoriti dalla "tracotanza e dalla sete di potere dei Pm".

"Non parlerei di sete di potere - mi dice il ministro Nordio - piuttosto si tratta di sete di ruolo". Che tipo di ruolo? Nordio ci pensa un attimo e poi mi offre questa formula: "ruolo parapolitico". Forse sta proprio qui la chiave dello scontro permanente, da trent'anni, tra Procure e politica: la ricerca di un ruolo parapolitico, che rompa la vecchia separazione tra i poteri che è il principio sacro dello Stato liberale.

Insisto col ministro per avere un suo commento sulle chat dei magistrati. Resta prudente, mi dice: "Ok, però, solo due parole". Benissimo, ma me le dica. "Quello che leggo in queste chat è semplicemente la conferma di quello che ho scritto nel mio ultimo libro (il titolo è un gioco grafico: Riforma NOrdio. Il sottotitolo spiega: quello che c'è da sapere sulla separazione delle carriere e sulla riforma costituzionale, ndr). Che poi sono cose che ho detto più volte, senza conoscere queste chat. Palamara è stato il capro espiatorio di un sistema le cui perversioni sono state occultate dal Csm". Perché occultate dal Csm? "Il Csm le ha occultate impedendo a Palamara di difendersi citando i suoi testimoni. Io dico che fino a quando non saranno pubblicate integralmente le conversazioni, e sono circa 60 mila, dello stesso Palamara, quel Csm che ha nascosto i fatti sarà comunque oggetto di critica e di interrogativi".

Naturalmente Nordio parla del Csm che si occupò dello scandalo Palamara. Che proprio nelle chat viene ripreso autocriticamente dai magistrati. Tra quello scandalo, e il modo come si è concluso, e la riforma della separazione delle carriere c'è un nesso? Nordio dice di sì. Dice che c'è un legame con la riforma per varie ragioni. Innanzitutto perché la scelta di usare il metodo del sorteggio per selezionare i magistrati che faranno parte del Csm taglia fuori le correnti, e cioè quel sistema che è stato alla base delle degenerazioni del sistema giustizia. E poi, specialmente, "perché il sorteggio della sezione disciplinare elimina la giurisdizione domestica che è fatta di correnti e in questo modo dovrebbe impedire gli scandali della spartizione".

A questo punto vale la pena di ascoltare il parere di Luca Palamara, l'ex capo della Anm che con le sue rivelazioni ha rotto il velo dell'omertà in magistratura. "Che ci sia una sete di potere dietro il No alla riforma, credo che sia un dato acquisito", mi dice al telefono. E poi aggiunge: "Da uomo di corrente quale sono stato, le dico che è ovvio che la riforma che avrei più temuto di più sarebbe stata quella del sorteggio, perché il sorteggio toglie il potere alle correnti". Palamara non è stupito di quello che ha letto nelle chat. Dice: "La magistratura non è un blocco monolitico. C'è una parte della magistratura che ragiona".

Cosa dicevano i magistrati nelle chat pubblicate sul Giornale? È una chat della toga progressita Tino Palestra, ex capo dei Gip di Bergamo, a sollevare il problema. Dice Palestra: il sorteggio umilia noi magistrati, ma dobbiamo chiederci: "quali ragioni hanno istigato questo suicidio". La risposta gli viene da Rosario Russo, magistrato di Cassazione, che è nettissimo: "Vi sono stati magistrati (tanti) che hanno dimostrato dentro e soprattutto fuori dal Csm quella modestia etica della quale ha parlato anche il Presidente della Repubblica". Nella discussione intervengono altri magistrati, tra i quali Clementina Forleo e Valerio Savio. Russo, rivolgendosi alla Forleo, insiste sul punto della sete di potere dei magistrati che ha indotto Nordio alla riforma.

Lo scoop del Giornale è stato commentato ieri sera anche da diversi esponenti politici. Elisabetta Gardini, deputata di Fratelli d'Italia ha messo in relazione le chat con la separazione delle carriere. Ha scritto in un post: "Chi oggi grida allo scandalo, chi parla di attacco allo stato di diritto sa benissimo che il problema esiste. E cerca di coprirlo con la propaganda".

Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati: "Le chat dei magistrati pubblicate dal Giornale squarciano il velo di ipocrisia sulla riforma della Giustizia.

La critica ai colleghi assetati di potere da un lato preoccupa, dall'altro è positiva perché mostra la consapevolezza sulla necessità di riformare il sistema".

Pietro Pittalis, di Forza Italia: "Lo straordinario scoop giornalistico del Giornale conferma che la magistratura si è trasformata nel tempo da Ordine in un vero e proprio Potere".

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