"La nostalgia del comunismo spinge la sinistra verso Putin"

Il giornalista: "Patetici slogan anti-Nato: rimpiangono il Muro di Berlino e l'Urss. E l'Occidente è responsabile"

"La nostalgia del comunismo spinge la sinistra verso Putin"

Pierluigi Battista, noto giornalista ed editorialista, svela la natura della sinistra filo-Putin e richiama l'Occidente alle sue responsabilità storiche.

C'è una sinistra massimalista che sulla guerra in Ucraina sta prendendo delle posizioni antisistemiche.

«Cosa vuol dire massimalista? Questa è una sinistra con una matrice comunista non smaltita. Una sinistra in cui si mescolano nostalgie dell'Urss, pulsioni antiamericane, vecchi e patetici slogan contro la Nato, incomprensione della natura totalitaria di un regime come quello di Putin, cliché culturali che sono sempre gli stessi da decenni ed un infinito rimpianto del muro di Berlino».

Una sorta di «nostalgia del '900».

«No, macché '900. Non procediamo per slogan. È nostalgia del comunismo (scandisce, ndr). Perché nel '900 c'è stato anche Winston Churchill, che andava benissimo. Quella è una parte che ragiona come se il muro di Berlino non fosse mai crollato. Un pezzo di mondo che ha anche molta insensibilità verso la sorte dei dissidenti, com'è sempre accaduto. Si tratta di una sinistra nostalgica che fa finta di non capire. Devo dire la verità, però...».

Cioè?

«Pure a destra ci sono dei problemi. Sta venendo fuori una destra illiberale, con un'anima affascinata nel profondo dai sistemi totalitari e molto poco legata ai valori dell'Occidente liberal-democratico. Il quadro nel complesso è abbastanza drammatico».

I no vax tendono a simpatizzare per Putin e magari sostengono le recenti misure restrittive cinesi sul Covid.

«Sì, sono libertari da una parte ed autoritari dall'altra. Le immagini che provengono da Shanghai sono inconcepibili. Quello però è il mondo che sta venendo fuori e che sarà egemone nel prossimo secolo: un asse russo-cinese, che è un sistema di illibertà che calpesta i valori dell'Occidente, quindi la dignità e la libertà degli individui. Quando Biden si ritira dall'Afghanistan e lo lascia ai talebani, lancia al messaggio un mondo: fate quello che volete».

Una presidenza deludente quella statunitense?

«Sì, deludente ma, rispetto alla guerra in Ucraina, è meglio tenerselo che essere delusi. Io sto con gli Stati Uniti d'America ed i valori dell'Occidente: stelle e strisce. Poi i presidenti si possono criticare, per carità. Il problema vero è stato abbandonare l'Afghanistan: ha costituito un segnale. Con ogni probabilità, Putin non avrebbe invaso l'Ucraina se non avesse percepito un ritiro dell'Occidente. L'asse russo-cinese, al di là dei fatti dell'Ucraina, sta spostando l'equilibrio psicologico mondiale: nessuno si fida più dell'Occidente. Basta citare l'abbandono dei curdi e quello dei gruppi che in Afghanistan hanno combattuto contro i talebani. Al mondo non conviene stare con noi: conviene stare con i potenti autocrati, che poi sono i russo-cinesi».

Un passaggio sulle elezioni francesi: sarà ancora Emmanuel Macron contro Marine Le Pen.

«Io fossi in Francia voterei Macron, perché è importante che non vinca la Le Pen, ma penso che siano troppi anni che scegliamo per non avere il peggio. Bisognerebbe votare per avere il meglio. Dopo la seconda guerra mondiale, i Paesi dell'Occidente hanno espresso grandi progetti politico-culturali che hanno diffuso benessere e protezione sociale. Per cui, nel complesso, siamo tutti cresciuti molto nell'arco di pochi decenni. Questo ha attirato anche i Paesi dell'Est Europa che erano sotto il tallone comunista e che hanno iniziato a rivolgersi all'Occidente. Il nostro era un mondo migliore. Tutto questo non esiste più. Non ci si può più permettere di dire: Votate me perché sennò arriva il mostro. Bisogna tornare a chiedere il voto per un progetto complessivo. Quanto può durare questo andazzo?».

Però voterebbe Macron.

«Sarebbe una catastrofe, in questo momento storico ed in relazione alla guerra in Ucraina ed a Putin, se vincesse la Le Pen».

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