"Il nostro Paese discriminato È mancata una strategia Ue"

L'ex presidente del Parlamento di Bruxelles: «Vittoria degli egoismi nazionali, l'Europa si è mossa in ritardo»

"Il nostro Paese discriminato È mancata una strategia Ue"

«L'Europa si è mossa in grave ritardo contro il coronavirus, hanno vinto gli egoismi nazionali». Antonio Tajani, ex presidente del parlamento europeo e numero due di Forza Italia, lancia una chiara accusa più che alle istituzioni Ue agli Stati membri.

Che cosa si doveva fare e non si è fatto a livello europeo?

«Due settimane fa mi sono mosso a livello Ue, ottenendo un dibattito su misure comuni contro il coronavirus all'europarlamenti, che voleva discutere dei diritti umani in Cina. Forza Italia ha proposto un questionario per tutti i viaggiatori verso l'Ue, in aereo ma non solo, per individuare quelli passati dalla Cina, soprattutto dalla provincia dell'Hubei e fare i controlli necessari. Il Ppe l'ha condiviso, la Germania l'ha fatto proprio e il Consiglio europeo ha invitato i Paesi membri ad adottarlo. Ma gli Stati hanno preferito difendere prerogative nazionali e il contagio si è allargato. Forse, non sarebbe successo se ci avessero ascoltato».

Non è servito bloccare i voli da e per la Cina senza una strategia comune europea e quindi con arrivi di viaggiatori che, facendo tappa in altre città, non sono stati controllati anche se provenienti dall'epicentro del contagio?

«Il questionario serviva proprio per sapere da dove veniva la gente. Misure omogenee sono indispensabili, invece ogni Paese è andato per conto suo. Ora si cerca di recuperare, di armonizzare gli interventi, si riuniscono in Italia i ministri della sanità Ue, si deciderà sul mercato interno e ben vengano i finanziamenti decisi a Bruxelles. Ma tutto con grave ritardo».

Le opposizioni hanno chiesto anche la sospensione di Schengen.

«Non è all'ordine giorno e per noi era solo un'ipotesi in caso di peggioramento dell'epidemia. Ma con la triangolazioni dei voli, si sarebbe intervenuti preventivamente. Finita l'emergenza, l'Italia dovrebbe chiedere di attingere al Fondo di solidarietà europeo (quello ottenuto per le zone terremotate, ad esempio) per le spese legate all'epidemia. E queste somme dovrebbero essere sottratte nel rapporto deficit-pil».

Siamo diventati gli «untori» d'Europa: l'Austria ferma un treno al Brennero, la Francia un pullman, dalle Mauritius rimandano indietro i turisti italiani, Israele e Irlanda sconsigliano di venire da noi. Casi «sporadici» come dice Di Maio?

«Lo sono, ma se ci avessero dato retta ai primi di febbraio realizzando un coordinamento europeo, l'Italia non si troverebbe ad essere discriminata. Si è ripetuto l'errore fatto ai tempi della Sars e l'Ue si è divisa».

È vero che il parlamento europeo ha disposto la quarantena per chi arriva a Bruxelles dal nord Italia?

«Si è vero, per il presidente Sassoli non ci saranno discriminazione per gli italiani ma di fatto si generalizza, sottoponendo a controlli tutti quelli che vengono da alcune regioni. Eppure, ci sono centri in Austria più vicini alla zona rossa di Lodi di altre città lombarde».

Per gli esperti da noi ci sono più casi perché facciamo più test che all'estero.

«Lo credo anch'io. Siamo sicuri che altrove fanno i controlli come noi? Non conosciamo la situazione del virus in molti Paesi che non fanno test e poi c'è l'Africa di cui non si sa nulla. È come per la contraffazione, noi risultiamo in testa perché controlliamo di più.E poi parliamo di due focolai in regioni, come la Lombardia e il Veneto, che hanno i sistemi sanitari tra i migliori d'Italia e d'Europa e stanno facendo bene».

Fi si è mostrata più collaborativa che polemica con il governo, contrariamente alla Lega, raccogliendo l'invito all'unità di Conte.

«Per noi conta difendere la salute degli italiani e l'economia del Paese. Abbiamo lavorato su proposte concrete e incalziamo governo, che ha recepito alcuni punti, come lo stop alle gite scolastiche e altro».