Nozze gay? Non nel chiostro "Troppo vicino al convento"

Il Comune di Sorrento non concede lo spazio a una coppia: «Inopportuno, possono scegliere altre sedi»

Nozze gay? Non nel chiostro "Troppo vicino al convento"

Andrea Cuomo

Il sindaco nega il chiostro e la coppia gay emigra in un comune vicino per celebrare la sua unione civile. Ma la vicenda - resa nota dall'Huffington Post - provoca polemiche e ripropone il tema delle possibili discriminazioni per le coppie omosessuali a due anni dall'entrata in vigore della legge Cirinnà, che parifica quasi del tutto l'istituto giuridico dell'unione civile al matrimonio tradizionale, creando un sistema di diritti e doveri vicendevoli e avendo effetti concreti sullo stato civile dell'individuo .

Accade a Sorrento, magnifica città affacciata sul golfo che molti considerano il più bello del mondo. Una suggestione condivisa anche da Vincenzo D'Andrea, napoletano di 26 anni trasferito a Roma ma con la Campania ancora nel cuore. Così, dovendo scegliere una location per contrarre l'unione civile con il fidanzato colombiano Heriberto Vasquez Ciro, Vincenzo ha pensato al magnifico chiostro trecentesco di San Francesco, uno dei luoghi più belli di Sorrento, un merletto di archi di tufo, colonne ottagonali e capitelli artigianali. Ma soprattutto uno dei luoghi destinati alla celebrazione dei matrimoni civili. Il chiostro, infatti, pur trovandosi accanto all'omonima chiesa, è dun posto laico, di proprietà del comune, che lo gestisce attraverso la Fondazione Sorrento.

Vincenzo ha inviato una regolare richiesta via mail al comune e la risposta lo ha gelato: «Nel Chiostro di San Francesco non si svolgono cerimonie riguardanti unioni civili». Una frase che ha irritato i due fidanzati per il profumo di discriminazione ma soprattutto di presa in giro. Sul sito della fondazione Sorrento, infatti, si legge chiaramente che «la bella struttura è stata prescelta tanto per ospitare gradevolissimi concerti di musica classica, quanto come sede per la celebrazione dei matrimoni civili a Sorrento». E qui si entra nella zona grigia dell'interpretazione. Il sito parla di matrimoni civili e non di unioni civili. Ma secondo i due gay la legge Cirinnà avrebbe parificato i due istituti. Che quindi meriterebbero eguale trattamento.

I futuri sposi, inghiottita l'indignazione, alla fine hanno ripiegato sul vicino comune di Piana di Sorrento, posto un po' meno bello ma grande gentilezza e disponibilità. Lì si sposeranno il prossimo 25 luglio. Ma c'è dall'altra parte la certezza da parte del comune sorrentino di avere agito correttamente. «Il chiostro di San Francesco - spiega il sindaco Cuomo - è una delle quattro location che il Comune di Sorrento mette e disposizione di residenti e turisti per la celebrazione di matrimoni e unioni civili: il museo Correale di Terranova, Villa Fiorentino e il Palazzo Municipale. Alla coppia di giovani omosessuali abbiamo consigliato di utilizzare una di queste tre sedi, sfarzose e ugualmente suggestive, per coronare il loro sogno d'amore». Secondo Cuomo è una questione di opportunità: pur essendo il chiostro di proprietà comunale, fa parte di un complesso conventuale di frati francescani ed è attiguo alla chiesa dedicata a San Francesco. «La nostra quindi è stata una iniziativa dettata dal buon senso, senza alcuna intenzione di offendere i due né di contravvenire a un diritto stabilito per legge, la cosiddetta Cirinnà».

Cui peraltro Cuomo ammette di credere assai poco.

In realtà dietro il «no» all'unione gay ci sarebbe un accordo con i frati preso nel 2016, dopo l'apporvazione della legge Cirinnà. Un gentlemen agreement «solo verbale ma chiaro: matrimoni civili sì, unioni civili no».

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