
Non bastava la situazione esplosiva in Medioriente e nella Striscia di Gaza. Non era sufficiente che il conflitto in Ucraina proseguisse senza che se ne veda una possibile fine. Dopo mesi di silenzio, torna a scoppiare il caso Iran. Il parlamento di Teheran ha infatti iniziato a redigere un piano per ritirarsi ufficialmente dal Trattato di non proliferazione nucleare. Il tutto, non a caso, poche ore dopo l'annuncio dei Paesi E3 (Francia, Germania e Regno Unito) al Consiglio di sicurezza dell'Onu di aver avviato il processo per ripristinare entro un mese le sanzioni nei confronti di Teheran, vista la ritrosia del Paese degli ayatollah di rispettare gli impegni presi. Il piano di ritiro dal Tnp sarà sottoposto all'esame dei legislatori già oggi ed entro la prossima settimana sarà approvato. "Queste sono le conseguenze dell'attivazione del meccanismo di snapback (il meccanismo che consente di ripristinare l'insieme delle sanzioni internazionali contro l'Iran, ndr)", accusando i Paesi occidentali di essere la causa della maggior parte dei problemi del mondo.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha fatto sapere che l'Iran è pronto a riprendere negoziati "giusti" solo nel caso in cui l'Occidente mostrerà buona volontà e attacca: "Il mio Paese è stato impegnato in cinque round di negoziati sul nucleare con l'Amministrazione Trump quest'anno. Alla vigilia di un sesto round di colloqui, l'Iran è stato bombardato. Prima da Israele, poi dagli Stati Uniti. È ripugnante che l'Europa accusi ora l'Iran di aver abbandonato il tavolo e disdegnato il dialogo". Il ministro lancia "negoziati diplomatici equi ed equilibrati, a condizione che le altre parti dimostrino serietà e buona volontà ed evitino azioni che possano compromettere le possibilità di successo", ha detto il ministro in una lettera inviata all'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea.
Il tempo stringe. E il caos, comunque, è già cominciato, soprattutto per le prese di posizione degli storici alleati del regime, Russia e Cina. Mosca, dal pulpito di un Paese in guerra che usa la minaccia del nucleare un giorno sì e l'altro pure, parla di "conseguenze irreparabili" in caso di ripristino delle sanzioni e invita Francia, Germania e Regno Unito a "rivalutare e rivedere le loro decisioni sbagliate prima che portino a conseguenze irreparabili e a una nuova tragedia". Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Guo Jiakun, in ha invece parlato di "momento cruciale" in cui "non è costruttivo attivare il meccanismo di snapback" perché "comprometterebbe il processo a livello politico e diplomatico per risolvere la questione". La Cina, dunque, "ritene che qualsiasi mossa in questo momento da parte del Consiglio di Sicurezza Onu dovrebbe facilitare la ripresa del dialogo e dei negoziati, invece di creare nuovi scontri che potrebbero far peggiorare la situazione, portare a un'escalation", per cui la Cina comunica che continuerà a promuovere pace e dialogo.
Dall'Occidente arriva uno spiraglio: "la proposta di accordo è ancora sul tavolo", lanciando un ultimatum di trenta giorni per trovare un compromesso ed evitare le sanzioni "ma Teheran ha dimostrato di non volere il dialogo". Le premesse non sembrano delle migliori. Un nuovo fronte è pronto a tornare caldissimo.