"Nulla sarà più uguale"? Iniziamo da queste cose

Niente sarà più come prima. Lo vanno dicendo molti pensatori e opinionisti, persuasi che il mondo lo debbano capire e spiegare, non agire.

Niente sarà più come prima. Lo vanno dicendo molti pensatori e opinionisti, persuasi che il mondo lo debbano capire e spiegare, non agire. Se anche fosse, sarebbe un messaggio molto pericoloso. Adesso, appena si potrà e come si potrà, dovremo correre, e correre veloce, per far girare il più in fretta possibile la macchina economica: la velocità di circolazione della moneta moltiplicherà la ricchezza e permetterà di reinserire più lavoratori. Facendo ciò che sappiamo fare, a memoria: caffè al bar, serata in pizzeria, week-end al mare. Non sperimentando una nuova vita in un nuovo mondo. Quello andrà bene nel 2021 e dopo. Nei prossimi mesi, saranno ancora le Indie. Poi verrà il tempo per circumnavigare e chiamarla America.

Però, se proprio vogliamo giocare a cambiare il mondo, vediamo, c'è una bella lista di cose che non vanno. Partiamo dalla sanità, visto che adesso siamo tutti esperti. Cambiamo gli sprechi sulle forniture, adottando il sistema dei costi standard, così una siringa costerà lo stesso dappertutto. Promuoviamo la carriera dei medici per meriti e competenze, pagandoli invece di sfruttarli, evitando che i migliori se ne vadano a curare i pazienti tedeschi o inglesi. Saranno disponibili i governatori e i loro grandi elettori a mettere le mani dentro il sistema sanitario, che tanto consenso produce nelle urne?

Poi, parliamo del sistema politico. Abbiamo messo nelle posizioni di comando più importanti del mondo, di qua e di là dell'Oceano e della Manica, personaggi bravissimi a raccogliere consenso sui social e in TV, sparando quattro frasi a effetto, magari vestiti o truccati da pagliacci. Ma assolutamente privi di esperienza e competenza. Criticammo gli americani che avevano eletto Reagan, un attore. No, era stato due volte governatore della California. Questi non hanno passato dieci o quindici anni a fare i consiglieri, gli assessori, i membri di commissione, i sottosegretari, guardando dalla sedia dietro quelli in prima linea parlare con un capo di Stato, ascoltare i consigli di un tecnico senza farsi abbindolare, interagire col Parlamento, negoziare 50 miliardi di bond. Cose così. Ecco, il sistema di selezione dei leader politici sarebbe da cambiare. Vogliamo farlo, sul serio? Accomodatevi.

Ancora, la burocrazia amministrativa, questo dono dei cugini negli anni napoleonici. Secondo uno studio di The European House Ambrosetti, «l'intero sistema imprenditoriale italiano spende oltre 57 miliardi di euro all'anno per espletare gli adempimenti, i permessi e tutte le pratiche burocratiche richieste dall'Amministrazione pubblica». Dovremmo avere il miglior apparato del mondo. Invece siamo all'ennesimo modulo di autocertificazione, che lo stesso capo della Polizia Gabrielli accompagna, suggerendo di «comprendere che i cittadini a volte sono bersagliati da disposizioni non sempre omogenee perché non abbiamo solo disposizioni nazionali, ma anche regionali». Touché.

Vogliamo abbassare il tiro? Giusto, occupiamoci di noi, gente comune. Abbiamo dovuto imporre il vaccino ai negazionisti della scienza, dopo che bambini erano morti di morbillo. Abbiamo assistito a convegni sul terra-piattismo. Uno-vale-uno. Un esercito di cercatori di fandonie e propagatori di bufale, figli storpi della pur civilissima libertà di espressione. Questa cosa la vogliamo cambiare? Prego.

Come si vede, non sono pochi i cambiamenti necessari. Avanti, donne e uomini di buona volontà. Ma per favore, non ci parlate di rapporti sociali distanziati, di business meeting in video call e scempiaggini del genere. Quando ripartiremo, le cose da sistemare saranno soprattutto quelle che non abbiamo voluto aggiustare prima. Sempre quelle sono e sempre lì stanno, a guardarci mentre pensiamo che cambiare il mondo sia non abbracciare la nonna.

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