La nuova via sono i nanoanticorpi. "Fermeranno anche le varianti Covid"

Studio in corso all'università di Bonn. Rallentano invece i tempi dei monoclonali di Siena: "Slittano alla fine di marzo"

La nuova via sono i nanoanticorpi. "Fermeranno anche le varianti Covid"

Il piano vaccini, per traghettarci tutti fuori dall'incubo pandemia ha bisogno di una stampella. Fondamentale. Le speranze si accendono non solo sullo studio sugli anticorpi monoclonali in sperimentazione a Siena, ma anche su una nuova possibile terapia anti-Covid.

Si tratta di nanoanticorpi, sviluppati lavorando su lama e alpaca, che impediscono l'ingresso del virus nelle cellule e sembrano funzionare anche in caso di mutazioni. A metterli a punto, i ricercatori svedesi dell'Istituto Karolinska, insieme a quelli dell'università di Bonn e dello Scripps Research Institute della California. A breve inizierà una sperimentazione clinica sull'uomo.

Secondo quanto scrive la rivista Science, che ha pubblicato i risultati della ricerca, ad avviare la sperimentazione sarà un'azienda spin-off dell'Università di Bonn. La ricerca eseguita sugli animali rivela che gli anticorpi che blocca la proteina Spike, impedendole di attaccarsi alla cellula umana e aprire la strada al virus, possono fermare l'infezione.

Da un punto di vista terapeutico, i nanoanticorpi potrebbero funzionare meglio, perché sono molto più piccoli e capaci di attaccarsi al virus in più punti rispetto angli anticorpi normali, oltre che più stabili e facili da produrre su larga scala a parità di costi-efficacia.

«Abbiamo unito insieme nanoanticorpi che si legano a due diversi punti della proteina Spike del coronavirus - spiega Martin Hallberg, uno degli autori dello studio -. Questa combinazione si attacca meglio rispetto ai singoli anticorpi ed è eccezionalmente efficace nel bloccare il virus, impedendogli di diffondersi tra le cellule umane».

A quanto pare la terapia funziona anche contro le varianti del virus. «Significa che il rischio che il virus diventi resistente a questa terapia è molto piccolo» sottolinea Hallberg. Per generare i nanoanticorpi di lama e alpaca, il cui sistema immunitario produce naturalmente anticorpi e nanoanticorpi, sono stati vaccinati con la proteina Spike del coronavirus. Tra i nanoanticorpi generatisi, i ricercatori hanno selezionato quelli che si attaccavano meglio, identificandone quattro particolarmente efficaci.

Il prossimo passo sarà quello di utilizzare i nanoanticorpi in una terapia farmacologica a complemento del vaccino, magari in chi è già stato malato di Covid o come prevenzione per chi non può essere vaccinato o ha un sistema immunitario indebolito.

Sul fronte degli anticorpi monoclonali invece bisognerà aspettare fino alla fine di marzo perchè sia conclusa la sperimentazione di Siena. «Stiamo andando un po' più lenti rispetto a quanto previsto inizialmente - dichiara Rino Rappuoli, direttore scientifico di Gsk Vaccines e coordinatore del progetto di ricerca di Toscana Life Sciences di Siena - ma stiamo già seguendo le varianti del virus per capire se i vaccini e gli anticorpi monoclonali sviluppati coprono anche queste: per ora sì, ma verranno fuori altre varianti, e dobbiamo stare sempre un passo avanti a loro».