Ong, indagato Casarini: 4.600 euro a migrante per sbarcare a Pozzallo

L'ex no global accusato di aver lucrato con un trasbordo. Ma l'organizzazione non è coinvolta

Ong, indagato Casarini: 4.600 euro a migrante per sbarcare a Pozzallo

E chi lo dice che trasportare migranti non sia redditizio? A sfatare le errate convinzioni dei buonisti, pronti a sputar veleno contro chi accenna persino flebili dubbi sull'operato di alcune Organizzazioni umanitarie che si portano fin sotto le coste libiche a raccogliere migranti da condurre in Italia, c'è l'inchiesta della procura di Ragusa sulla Mare Jonio, operante per conto della Mediterranea Saving Humans, accusata di avere introitato denaro per trasbordare migranti dalla motonave Maersk Etienne, battente bandiera danese, che li aveva soccorsi. Parliamo di 125mila euro, che divisi per 27 persone prese a bordo fanno circa 4.600 euro a migrante.

È l'ammontare dell'«accordo di natura commerciale tra le società armatrici delle due navi» per «il servizio reso da Mare Jonio» dice il procuratore di Ragusa, Fabio D'Anna, la cui azione volta al contrasto del favoreggiamento dell'immigrazione clandestina non si ferma nemmeno dinanzi a chi trae profitto da attività umanitarie. E così, dopo avere di recente impugnato la sentenza del gup di Ragusa di proscioglimento dalle accuse di violenza privata e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina a favore di Marc Reig Creus, comandante della Open Arms, e Ana Isabel Montes Mier, capo missione di Open Arms, sta portando avanti quest'altra inchiesta corroborata da intercettazioni telefoniche, riscontri finanziari e documentali che attestano un interesse economico da parte di alcuni personaggi di spicco di una Ong.

Gli indagati sono l'ex disobbediente Luca Casarini, il capo missione Beppe Caccia, il regista Alessandro Metz e il comandante Pietro Marrone, accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, reato aggravato dallo scopo di profitto, e di violazione alle norme del Codice della Navigazione. E non si esclude che il numero degli indagati possa aumentare a seguito delle perquisizioni di ieri a Trieste, Venezia, Palermo, Bologna, Lapedona (Fm), Mazara Del Vallo (Tp), Montedinove (Ap) e Augusta (Sr).

Ecco la ricostruzione effettuata dalla procura iblea a seguito delle indagini di un gruppo interforze composto da Guardia di finanza, Squadra mobile e Capitaneria di Porto: il 5 agosto 2020 la Maersk Etienne soccorre in mare 27 migranti su disposizione di Malta che nicchia sull'assegnazione di un Pos, ovvero un porto sicuro, che non arriva. L'11 settembre i migranti trasbordano sulla Mare Jonio dopo l'avvenuto accordo che prevede il versamento di 125mila euro da parte dei danesi nelle casse della società armatrice. Il 12 settembre la Mare Jonio approda a Pozzallo. Per far sì che l'Italia autorizzi lo sbarco gli indagati commettono un altro illecito: «Il trasbordo spiega il procuratore capo - era apparentemente giustificato da una situazione emergenziale di natura sanitaria, documentata da un report medico del team di soccorritori che si era imbarcato illegittimamente sul rimorchiatore», tant'è che la Mediterranea Saving Humans parla di «gravi condizioni psico-fisiche incompatibili con ulteriore permanenza sulla petroliera». «Nei fatti prosegue D'Anna - il trasbordo è stato effettuato solo dopo la conclusione dell'accordo di natura commerciale». La Ong non ci sta e attacca: «Macchina del fango, le accuse si scioglieranno come neve al sole».

Non si fanno attendere le reazioni all'inchiesta. «Ringrazio la procura di Ragusa dice il leader della Lega Matteo Salvini -. È giusto che si vada fino in fondo. Chiederò un incontro urgente al presidente del Consiglio e con il ministro dell'Interno». La leader di Fdi, Giorgia Meloni, parla di un'«accusa gravissima» e chiede «risposte urgenti al ministro Lamorgese».

Immagine strip mobile Immagine strip desktop e tablet

Commenti