Ora rischiano la testa anche gli ostaggi italiani

Gli esperti: "Le armi ai curdi e il viaggio del Papa possono metterci nel mirino"

Ora rischiano la testa anche gli ostaggi italiani

«Prossimamente temo che cadranno altre teste, purtroppo non solo in senso figurato. Tutti gli ostaggi sequestrati in Siria, compresi quelli italiani, sono ad alto rischio perché possono diventare oggetto di rappresaglia dello Stato islamico». Non ha dubbi, Marco Lombardi, docente dell'Università cattolica ed esperto di terrorismo internazionale, che ha dato vita al sito itstime.it su sicurezza e gestione delle crisi.

Dopo la decapitazione del giornalista americano James Foley, i terroristi potrebbero usare come carne da macello gli altri ostaggi occidentali, compresi i tre italiani. Non esistono numeri precisi, ma una ventina di giornalisti sarebbero ancora sotto sequestro in Siria ed una dozzina di volontari di organizzazioni umanitarie. Lo Stato islamico ha rapito personale dei Medici senza frontiere e della Croce rossa internazionale, in seguito quasi tutti liberati. Gran parte dei circa 30 ostaggi occidentali ancora dispersi in Siria sono fra le grinfie del Califfato.

Fra questi, padre Paolo Dall'Oglio rapito a Raqqa, roccaforte dei tagliatole di Allah il 29 luglio 2013, se è ancora vivo. Gli ultimi ostaggi italiani in Siria sono Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, due volontarie ventenni sparite agli inizi di agosto. Non è chiaro chi le abbia sequestrate. Sul primo momento si è parlato di criminali comuni, ma queste bande agiscono spesso per conto dello Stato islamico che «compra» gli ostaggi occidentali. Il comandante Muhanned Issa della Brigata dei martiri di Idlib, che era uno degli «amici» su Facebook di Greta Ramelli, dovrebbe sapere qualcosa sul destino delle due giovani rapite.

«Temo che se decideranno di continuare a tagliare le teste agli ostaggi non farebbero alcuna distinzione fra uomini e donne» spiega Lombardi. Per ora il boia del Califfato, che ha decapitato il free lance Usa minaccia di ammazzare un altro giornalista americano, Steven Joel Sotloff, mostrato nel video della brutale esecuzione. In Siria si sono perse le tracce nel 2012 anche di Austin Tice, ex ufficiale dei marines, alle prime armi come giornalista. Il sospetto è che sia stato catturato dai governativi, ma nelle mani dello Stato islamico ci sarebbero altri due americani rapiti in Siria.

«Se uccidessero ostaggi di altre nazionalità si inimicherebbero tutto l'Occidente. Non conviene neppure al Califfato, che sa bene come i sequestrati rappresentino un tesoretto» osserva l'ex generale Luciano Piacentini, che ha comandato i corpi speciali e lavorato per l'intelligence sui fronti caldi come l'Afghanistan. L'Italia, però, invierà armi ai curdi per combattere il Califfato, il premier Renzi era in visita ieri in Iraq e guida il semestre europeo. Il ministro degli Esteri Mogherini, riferendosi allo Stato islamico, ha ribadito: «Il Mediterraneo e il Medio Oriente sono scossi da una minaccia che riguarda l'Europa e l'Italia». Lombardi teme che pure i nostri ostaggi rischino la rappresaglia del Califfato. «Oltre al passaggio delle armi ai curdi ci sono tutte le motivazioni politiche per considerare non solo gli americani come nemici - spiega - Anche noi siamo kuffar, infedeli da colpire».

Se il Papa si recherà nel nord dell'Iraq fra i profughi cristiani, come ha auspicato, le reazioni del Califfo, Abu Bakr al Baghdadi, potrebbero essere imprevedibili e riguardare la sorte di padre Dall'Oglio, ammesso che non sia già stato ucciso. L'aspetto più inquietante è che lo Stato islamico aveva cominciato a spostare gli ostaggi occidentali dalla Siria verso l'Iraq fin da gennaio. L'operazione era stata affidata a Tarkhan Batirashvili, il capo della famigerata brigata cecena. Molti rapiti sono stati scortati dai volontari sauditi della guerra santa.

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