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Ora Salvini compatta la Lega. Gli eletti lo vogliono ministro

Il leader del Carroccio riunisce i neo-parlamentari. Netta smentita alle ricostruzioni sull’appoggio esterno

Ora Salvini compatta la Lega. Gli eletti lo vogliono ministro

Matteo Salvini, riunendo tutti i parlamentari leghisti eletti al Teatro Sala Umberto di Roma, invia un segnale di compattezza che può essere rivolto a due attori: all'esterno e al resto del centrodestra. Rispetto al suo partito non ha bisogno poi di grosse manifestazioni di potenza, considerando che la Lega gli ha rinnovato la fiducia appena tre giorni fa. La comunanza d'intenti con il presidente di Fdi non è in discussione e non lo è mai stata. Stesso discorso per quella con il presidente e leader indiscusso di Forza Italia: «Auguri a Silvio Berlusconi, caro amico e grande italiano», scrive via social il capo del Carroccio per il compleanno del Cav. Il leader della Lega ha una prospettiva chiara in testa: «Avanti per 5 anni, con Giorgia Meloni c'è grande sintonia», dice subito. E su certe ricostruzioni giornalistiche che vedrebbero la Lega porre la conditio sine qua non del Viminale, Salvini usa la stessa immediatezza: «Appoggio esterno? Quante sciocchezze che scrivete», fa presente l'ex ministro dell'Interno, rivolgendosi ad alcuni giornalisti. Non saranno certi retroscena fantasiosi a scalfire la volontà di governare uniti per l'intera durata della legislatura. Concetto che viene ribadito anche nella dichiarazione video: «La sinistra e i suoi giornali si rassegnino. Gli italiani che hanno votato - rimarca l'ex inquilino del Viminale - hanno scelto a milioni il centrodestra unito. Stiamo lavorando, tutti insieme, come Lega giorno e notte, per dare risposte ai problemi del Paese». Semmai il tema, una volta individuate le cose da fare nell'arco dei primi cento giorni, sarà condividere i mezzi con cui procedere: «Lavoro, pensioni, energia, bollette e cartelle esattoriali che dovranno essere fermate sono le priorità. Anche restituire sicurezza, legalità e bloccare gli sbarchi che continuano in queste ore saranno tra le nostre priorità nel prossimo governo», aggiunge. Una considerazione di peso arriva via Twitter: «La Germania annuncia un maxi intervento da 200 miliardi di euro (!) per bloccare gli aumenti di luce e gas. Urge intervenire anche in Italia, altrimenti le nostre aziende non potranno più competere e lavorare», incalza Salvini sul tema, come del resto fa da parecchie settimane.
L'attesa, ora come ora, è per la formazione dell'esecutivo. E la sensazione è che nel centrodestra tutto si voglia tranne perdere tempo. Il «clima», per stessa ammissione del senatore Roberto Calderoli, è «ottimo e abbondante», mentre «le trattative sono appena iniziate». Servirà coprire l'arco temporale tecnico per definire la squadra dell'esecutivo ma di problemi non ce ne sono. Il summit leghista dura circa un'ora e mezzo. Lo scroscio di applausi per il segretario e la richiesta di tornare all'interno dell'esecutivo provengono entrambi da senatori e deputati. Gli ambiti individuati sono sicurezza e immigrazione. Salvini si rivolge ai suoi: «Faremo un governo di centrodestra, non date peso alle falsità della sinistra e dei suoi giornali che inventano dei virgolettati». Poi si riunisce con Giancarlo Giorgetti. L'immagine plastica della giornata resta quella unitaria, con il leader e l'ex ministro dello Sviluppo economico che escono all'unisono dal Sala Umberto- Il secondo rilascia un commento a chi prova a pungolarlo: «Ci sarà Salvini al governo? Ma siii...». E sull'appoggio esterno, il dimissionario numero uno del Mise cita Franco Califano con «tutto il resto è noia». Che la Lega resti fuori non è contemplato.

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