Ora Trump sfida Pyongyang: «La Corea del Nord cerca guai»

Monito del presidente via Twitter: pronti ad agire da soli Replica del regime: «Rischi di conseguenze catastrofiche»

È alle stelle la tensione tra Corea del Nord e Stati Uniti, con Pyongyang che minaccia conseguenze catastrofiche se ci saranno nuove provocazioni americane, e il presidente Donald Trump che getta benzina sul fuoco e ribatte: il regime di Kim Jong-un acerca guai». Il tutto mentre si stringe il cerchio attorno alla penisola con l'avvicinarsi del 15 aprile, 105 esimo compleanno del padre fondatore di Pyongyang, in occasione del quale Kim Jong-un potrebbe ordinare nuovi test.

Nella regione stanno arrivando unità navali dotate di sistema di difesa missilistica Aegis, e un portavoce del ministero degli Esteri nordcoreano, in una nota diffusa dalla Korean Central News Agency, l'agenzia di stampa nazionale del regime, ha promesso dure contromisure alle «azioni offensive» degli Usa. Washington sarà ritenuta responsabile delle «catastrofiche conseguenze che potrebbero derivare dai suoi atti prepotenti e oltraggiosi», ha avvertito, precisando che l'invio della portaerei Uss Carl Vinson conferma come le «spericolate mosse americane per invadere la Corea del Nord abbiano toccato una fase seria dei suoi scenari». E «se gli Usa osassero optare per un'azione militare, Pyongyang è pronta a reagire a qualsiasi modalità di conflitto da loro scelta».

Parole molto dure, alle quali Trump ha risposto in maniera altrettanto netta: «La Corea del Nord cerca guai. Se la Cina decide di aiutare sarebbe magnifico. Altrimenti, risolveremo il problema senza di loro», ha scritto il tycoon su Twitter. Quindi, ha precisato di aver spiegato al «presidente cinese che un accordo commerciale con gli Stati Uniti sarà molto meglio per loro se risolvono il problema nordcoreano». Per il ministero degli Esteri di Pyongyang, invece, «la grave situazione prova ancora una volta che la Corea del Nord era totalmente nel giusto quando ha aumentato le sue capacità militari di auto-difesa e di attacco preventivo». «Adotteremo le più dure reazioni contro i provocatori - ha aggiunto il portavoce - per difenderci da potenti forze armate e mantenere il percorso da noi scelto».

La Uss Carl Vinson, portaerei della classe Nimitz a propulsione nucleare, ha lasciato Singapore per dirigersi verso la penisola coreana, dove dovrebbe arrivare nelle prossime ore, per fermare lo sviluppo dei programmi balistici e nucleari del regime. La portaerei è dotata del sistema Agis, in grado di intercettare e neutralizzare bersagli come i missili lanciati negli ultimi test. Da tempo Trump chiede a Pechino di rafforzare le misure contro la Corea del Nord, avvertendo che in mancanza di una risposta convincente gli Usa sono pronti ad agire da soli. Nei giorni scorsi, tuttavia, il segretario di stato Rex Tillerson ha detto che «la Cina ha iniziato ad ammettere come tutto questo rappresenti una minaccia anche ai suoi interessi».

Altri grattacapi per The Donald, però, potrebbero arrivare da Seul: l'amministrazione Trump rischia infatti di scontrarsi con quella sudcoreana se alle elezioni dovessero vincere i progressisti, che vogliono un approccio più morbido su Pyongyang, e per questo è necessario serrare le fila e agire al più presto. Intanto, i ministri degli Esteri riuniti a Lucca per il G7, che si è concluso ieri, hanno affermato nella dichiarazione finale come «il programma nucleare e balistico della Corea del Nord ponga una grave e crescente minaccia alla pace regionale e internazionale, e rappresenta una violazione del sistema di non proliferazione».

Per questo, hanno chiesto alla leadership del Paese asiatico di «attuare pienamente tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu».

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