Leggi il settimanale

Otto anni alla Salis tedesca. Quella italiana è in Parlamento

Sentenza in Ungheria: Maja T. condannata per aggressione aggravata. Partecipò alla spedizione di Budapest del 2013. Sette anni in contumacia all’italiano Marchesi

Otto anni alla Salis tedesca. Quella italiana è in Parlamento
00:00 00:00

La Salis tedesca, Maja T., in cella a Budapest dal giugno 2024, è stata condannata ieri a 8 anni di carcere per "aggressione aggravata", a colpi di martello, di ungheresi considerati fascisti. All'italiano Gabriele Marchesi, invece, sono stati inflitti sette anni in contumacia.

Quella vera, Ilaria, l'abbiamo fatta liberare su cauzione e poi è stata eletta al Parlamento europeo nelle fila dell'estrema sinistra. Stipendio da 8.500 euro netti al mese, oltre a 350 euro per ogni giorno passato a Bruxelles e a un forfettario di 4.500 per le spese sostenute. Non solo: per un voto si è salvata dal processo in Ungheria aggrappandosi all'immunità. Per questo, Zoltan Kovacs, portavoce del premier, Viktor Urban, ha scritto su X: "La terrorista antifa, complice di Ilaria Salis, Maja T. è stata condannata per l'aggressione brutale e politicamente motivata contro cittadini ungheresi".

Le imboscate della famigerata Hammerbande, la banda del martello nata in Germania, erano avvenute fra il 9 e 11 febbraio 2023. Una ventina di antifascisti mascherati, armati di martelli e manganelli, davano la caccia ai presunti partecipanti alla Giornata dell'onore, il raduno di estrema destra che ogni anno ricorda a Budapest l'ultima battaglia contro i sovietici alla fine della seconda guerra mondiale al fianco delle truppe tedesche.

Ilaria Salis era stata arrestata in un taxi, con un manganello retrattile, assieme ad Anna Christina Mehwald un'altra pasionaria tedesca e Tobias Edelhoff, che è stato condannato a tre anni di reclusione. Ilaria Salis ha condiviso su Instagram il video dell'ingresso di Maja T. in tribunale esprimendo vicinanza "all'attivist* tedesc*". Gli asterischi non sono un errore perché la condannata in primo grado si dichiara non binaria, ovvero né maschio, né femmina.

L'aspetto paradossale della vicenda, rispetto al caso Salis, è che Maja, 25 anni, originaria della Turingia, è stata arrestata in Germania nel dicembre 2023 su richiesta ungherese e poi estradata sei mesi dopo, nonostante la Corte Costituzionale tedesca l'avesse giudicata successivamente illegittima. Politici di Linke, Verdi e socialdemocratici hanno chiesto, inutilmente, a Budapest di farla tornare in Germania. Il gruppo The Left al Parlamento europeo ha definito il verdetto "una criminalizzazione degli antifascisti".

Se l'avvocato di Maja non presenterà ricorso gli accordi con l'Ungheria prevedono che possa tornare in Germania in un carcere tedesco. Maja si è sempre proclamata innocente, ma l'accusa l'ha riconosciuta nei video delle telecamere di sorveglianza che hanno filmato le aggressioni. "Non lasciatemi sol* - ha scritto prima della sentenza - Il mio caso non riguarda solo me, ma tutti coloro che resistono contro il fascismo e l'ingiustizia". Il padre ha sostenuto, dopo la condanna, che "si chiude un processo farsa". Manuel Ostermann, del partito di centrodestra Cdu e numero due del sindacato di polizia tedesco (Dpolg) ha bollata Maja come "cittadina indecente" e pericolo estremista per la Germania.

Radio Onda d'urto, che appoggia Askatasuna e assolve le violenze di Torino, ha pubblicato un post, in occasione dell'udienza di ieri, con tanto di foto di un nutrito gruppo di antifa con lo striscione "Free Maja". Il testo è di piena solidarietà non solo con la condannata queer, ma anche con "Gabri e Anna" che era in taxi con l'eurodeputata Salis. Gabri è Gabriele Marchesi antagonista milanese, che l'Ungheria voleva estradare, ma i giudici italiani hanno detto no. Il giovane di 24 anni è ben conosciuto come militante della sinistra antimperialista con precedenti di polizia per reati contro l'ordine pubblico. Quattordici estremisti della banda del martello sono ricercati oppure individuati. Fra loro un altro anarchico italiano R.A. e l'albanese Rexhino "Gino" Abazaj partiti assieme a Marchesi e Salis da Milano per raggiungere Budapest. L'antifascista italo-albanese di 32 anni, dal 12 novembre scorso è detenuto a Fresnes in Francia.

La magistratura non ha ancora deciso sulla sua estradizione a Budapest. Gli investigatori sospettano che R.A. e Abazaj avessero trovato rifugio in Piemonte, da latitanti, grazie all'antagonismo di Torino e della Val di Susa.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica