Pagliarulo "rieducato" dall'effetto Mattarella. Dietrofront Anpi: "Resistenza ucraina giusta"

Bacchettati dal capo dello Stato, i partigiani comunisti liquidano Mosca

Pagliarulo "rieducato" dall'effetto Mattarella. Dietrofront Anpi: "Resistenza ucraina giusta"

«Una legittima resistenza armata». Alla fine il presidente dell'Anpi Gianfranco Pagliarulo ha dovuto alzare bandiera bianca, o meglio ucraina, e ingranare la retromarcia.

Lo ha fatto a neanche 24 ore dall'intervento del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che con l'occasione del 25 parile lo ha praticamente «rieducato» a una lettura autentica della storia italiana, impartendogli una lezione memorabile sulla guerra e la pace.

Così, intervenendo a Bari a un'iniziativa sulla Resistenza, il partigiano (ex)comunista si è deciso ad abbandonare la linea neutralista, superando ogni residua ambiguità sulla guerra d'aggressione in corso contro Kiev: «Tutto - ha riconosciuto - è nato dall'invasione russa, moralmente e giuridicamente da condannare e condannata, senza se e senza ma, a cui hanno fatto e stanno facendo seguito uno scempio di umanità e di vita del popolo ucraino e una legittima resistenza armata».

Parole sideralmente lontane non solo dalle vecchie uscite che lasciavano trasparire simpatie per Mosca e ostilità per il governo di Kiev, ma distanti anche dalle posizioni prese nei giorni scorsi, quando l'Anpi ha chiesto una commissione d'inchiesta sul massacro di Bucha, professandosi contraria all'invio di armi a Kiev. Per questa linea, l'Anpi era stata contestata da mezza sinistra, e anche dalle altre organizzazioni partigiane, che invece hanno sposato apertamente la causa ucraina, considerandola come una sorta di riedizione della «nostra» Liberazione.

Mattarella venerdì ha chiarito ogni dubbio: «La solidarietà che va espressa e praticata nei confronti dell'Ucraina deve essere ferma e coesa» ha ammonito, biasimando «il disinteresse per le sorti e la libertà delle persone» e spiegando che «l'attacco violento della Federazione Russa al popolo ucraino non ha alcuna giustificazione».

Ieri Pagliarulo ha provato ad atteggiarsi a vittima, dicendosi amareggiato per gli attacchi e denunciando la «demonizzazione di una posizione che - ha garantito - non è solo dell'Anpi, ma comprende «tanta parte del mondo cattolico e laico».

In realtà, le sigle partigiane «azioniste» e cristiane hanno preso le distanze da lui, e il 25 aprile si apprestano a celebrazioni separate. Lunedì mattina Fiap, Fivl, Anpc e altre si ritroveranno in largo di Torre Argentina, a Roma, per un'iniziativa con «Più Europa» e «Azione», il cui slogan non potrebbe essere più chiaro («La resistenza ucraina è la nostra resistenza»). Nella grafica campeggia un pugno coi colori dell'Ucraina e dell'Ue. I giovani di Forza Italia intanto alzeranno le insegne degli Alleati. E se l'Anpi continua a ripetere come un mantra che «la parola d'ordine è pace», i vertici della Fiap - fondata da Ferruccio Parri - ricordano che il 25 aprile «non è la festa della pace ma della fine di una guerra».

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