La pandemia? Provoca la "fame di pelle". E pure il tocco di un robot può renderci felici

Il desiderio di contatto crea stress e disturbi. La soluzione? Un umanoide

La pandemia? Provoca la "fame di pelle". E pure il tocco di un robot può renderci felici

L'importanza del contatto umano, spesso negato nel lockdown e ancora difficile per la diffidenza in pandemia, è noto a tutti e apporta benefici non solo tra persone ma anche con i propri animali da compagnia. Alcuni studi evidenziano come il distacco fisico e l'isolamento stiano creando complicazioni psicologiche nell'ultimo anno: chi trascorre molto tempo senza toccare, soffre di «fame di pelle» o «privazione dell'affetto», e può sperimentare una serie di effetti fisiologici negativi, che aumentano stress, depressione e ansia. Ricerche hanno persino scoperto una maggiore probabilità di infezioni, per i cambiamenti del sistema immunitario. Ricadute positive con il contatto fisico ci sono, perciò, in diversi ambiti, la cui privazione può determinare disturbi del sonno, limitazione della crescita, sensibilità tattile e condizioni allergiche, riduzione del dolore e dello stress. Addirittura è emerso che il rischio di contrarre il raffreddore è stato significativamente ridotto nel caso di abbracci frequenti.

Nel complesso si innesca, quindi, una dimensione cognitivo-interpretativa all'esperienza del tatto che, nel caso opposto di una valutazione negativa, può provocare rifiuto, anche in base a variabili personali, situazionali e culturali. Considerando quindi tutti questi cambiamenti psicologici e neurobiologici nel ridurre lo stress a breve termine e migliorare il benessere relazionale, mentale e fisico a lungo termine, alcuni ricercatori dell'Università della Ruhr a Bochum, in Germania, hanno fatto una passo ulteriore: dimostrare effetti simili, se a toccare non è un essere animato ma un robot. Sorprendentemente il desiderio di contatto fisico è così forte e inconscio, che il tocco di un robot umanoide rende le persone più felici e più propense a seguire le sue richieste. In questo caso gli studenti della sperimentazione non si sono confrontati con una macchina inanimata ma con il robot umanoide di ricerca programmabile, spesso utilizzato per scopi educativi e di ricerca. Durante il corso della conversazione, il robot ha accarezzato brevemente e in apparenza spontaneamente il dorso della mano di alcuni partecipanti. Una situazione, quindi, opposta ad altri studi, che si sono basati sul tocco innescato dall'uomo. Questa volta è stato il robot a fare la prima mossa e la maggior parte degli studenti ha sorriso e nessuno si è tirato indietro. I risultati, pubblicati sulla rivista Plos, mostrano una maggiore propensione ad andare d'accordo con il robot e più interesse per un particolare corso accademico discusso, quando toccati. «Il tocco non funzionale di un robot sulle mani, durante una conversazione, ha prodotto sentimenti migliori e una maggiore conformità alla richiesta di un robot umanoide», sottolinea Laura Hoffmann dell'Università della Ruhr. I partecipanti hanno anche riferito di uno stato emotivo migliore, dopo il tocco sulla mano del robot e tutti comunque hanno giudicato positivamente l'esperimento.