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Panico a sinistra: solidali a parole, ma già partono distinguo e accuse

Schlein chiama la premier: "Non strumentalizzare". I deliri complottisti

Panico a sinistra: solidali a parole, ma già partono distinguo e accuse
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È la giornata del "ma". La sinistra insegue complotti, infiltrati e accuse al governo nel day after del pestaggio a Torino contro un agente di polizia al corteo di Askatasuna. Poi c'è la fronda dei "pentiti" tra i democratici, quelli che spingevano per legalizzare Askatasuna. Da sabato sera le scene di Torino fanno il giro del mondo e imbarazzano il campo largo per il cordone mai reciso con i violenti. Elly Schlein corre ai ripari e chiama la premier Giorgia Meloni: "Violenze inaudite e gravissime. Noi le abbiamo condannate subito con parole dure. Siamo preoccupati dalle strumentalizzazioni delle ultime ore. In questi momenti le istituzioni devono unire e non dividere".

La giornata più dura per la sinistra inizia con un fiume di dichiarazioni con cui si cercano di rimpallare le responsabilità sul governo. Marco Grimaldi di Avs, tra i più accaniti sponsor di Askatasuna, non indietreggia: "Si fa il gioco di chi vuole i decreti sicurezza e di chi descrive Torino come il centro dell'eversione italiana, mentre sta diventando un laboratorio di repressione come sanno bene i No Tav e come abbiamo visto con il caso Shahin". Saltano fuori ricostruzioni complottistiche. Classico copione. Sigfrido Ranucci, ospite di Massimo Gramellini a La7, tira fuori la sua ipotesi: "Credo che la maggior parte di questi lo Stato li conosca bisogna chiedersi perché non sia intervenuto prima. Bisogna chiedersi ancora se questi scontri servano a quel meccanismo della sorveglianza o a rovinare quella parte sana che ha partecipato a queste manifestazioni con motivi e ragioni serie". Una giornalista del Domani, Rita Rapisardi, si lancia nel suo racconto pieno di dubbi: "Quella scena l'ho vista con i miei occhi. Vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero. Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone, mi pare una avesse un'asta in mano. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello). Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l'hanno visto. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno". Ricostruzione che viene rilanciata da Christian Raimo. L'imbarazzo a sinistra è certificato dall'uscita di Renzi. Il leader di Italia Viva manda un messaggio agli alleati: "Se non si rompe ogni legame con chi giustifica i violenti, non vinceremo mai. Non basta condannare il comportamento dei singoli".

Messaggio che cade nel vuoto. Andrea Orlando, tre volte ministro Pd, condanna ma poi tira fuori il suo distinguo: "Avete dato argomenti alla repressione". Stesso discorso da parte di Marco Furfaro, braccio destro di Schlein: "Usare quelle immagini per criminalizzare chi è sceso in piazza è operazione sporca". Arturo Scotto, altro esponente dem, dà la colpa al governo. Lo stesso fa Riccardo Magi: "Colpa di Piantedosi". Non mancano gli irriducibili. Alice Ravinale, leader del partito di Fratoianni in Piemonte, attacca: "Non ci pentiamo". La Cgil in piazza con Askatasuna condanna ma subito rimette la palla in mano al governo: "No a cauzione per i cortei".

"Dal fronte di Azione Ettore Rosato commenta al Giornale "Qualcuno si è illuso che con i violenti si possa usare uno spazio di dialogo. Si tratta di criminalità comune che ha vissuto in un alveo di illegalità consentita da un pezzo della sinistra che pensava di normalizzarli, ma con questo tipo di violenti usare la tolleranza non funziona".

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