Il Papa catechizza i vescovi: «Rinunciate a soldi e potere»

Bergoglio bacchetta ancora i presuli italiani E alla Francia dice: «Esagera con la laicità»

La Chiesa «eviti di mantenere beni che non servono alla carità»; i sacerdoti brucino le proprie «ambizioni di carriera e potere», sull'esempio di Mosè; adottino uno stile sobrio, tenendo solo «il necessario», e siano «estranei alla corruzione e alla meschinità». Usa parole forti, Papa Francesco, di fronte agli oltre 200 vescovi italiani riuniti in Vaticano per la 69esima assemblea della Conferenza episcopale italiana. Approfitta del tema centrale stabilito dal «parlamento» della Cei, «Il rinnovamento del clero», per lanciare stoccate ai presuli, invitandoli ad adottare uno stile semplice e umile.

Traccia, Bergoglio, l'identikit del perfetto sacerdote che, dice, «non ha un'agenda da difendere ma consegna il suo tempo per lasciarsi incontrare dalla gente e farsi incontro». Non è «un burocrate o un anonimo funzionario dell'istituzione, non è consacrato a un ruolo impiegatizio». Ma soprattutto, è questo l'affondo di Francesco, «non cerca assicurazioni terrene o titoli onorifici, che portano a confidare nell'uomo; nel ministero per sé non domanda nulla che vada oltre il reale bisogno, né è preoccupato di legare a sé le persone che gli sono affidate».

È lo «stile di vita semplice ed essenziale che lo presenta credibile agli occhi della gente e lo avvicina agli umili». Il prete è piuttosto «un uomo di pace e di riconciliazione, un segno e uno strumento della tenerezza di Dio, attento a diffondere il bene con la stessa passione con cui altri curano i loro interessi».

Il Papa argentino torna ancora una volta sul tema dell'attenzione ai più poveri. «Noi, che spesso ci ritroviamo a deplorare questo tempo con tono amaro e accusatorio ammette - dobbiamo avvertirne anche la durezza nel nostro ministero, quante persone incontriamo che sono nell'affanno per la mancanza di riferimenti a cui guardare! Quante relazioni ferite! In un mondo in cui ciascuno si pensa come la misura di tutto, non c'è più posto per il fratello».

Il sacerdote, infine, «si libera dai narcisismi e dalle gelosie clericali; fa crescere la stima, il sostegno e la benevolenza reciproca; favorisce una comunione non solo sacramentale o giuridica, ma fraterna e concreta».

Per quanto riguarda la «gestione delle strutture e dei beni economici», Bergoglio pungula i vescovi italiani: «Evitate di appesantirvi in una pastorale di conservazione, che ostacola l'apertura alla perenne novità dello Spirito. Mantenete soltanto ciò che può servire per l'esperienza di fede e di carità del popolo di Dio». In tre anni di pontificato, Francesco ha colto sempre l'occasione dell'assemblea per sferzare l'episcopato sulle questioni che lui considera prioritarie per la Chiesa italiana.

ma ieri, con un'intervista al quotidiano cattolico francese La Croix, il Pontefice ha affrontato anche temi politici. A proposito delle unioni civili «tocca al Parlamento discutere, argomentare, spiegare, ragionare -ha detto-. Ma una volta che la legge è approvata, lo Stato deve rispettare le coscienze. In ogni struttura giuridica, l'obiezione di coscienza deve essere presenta perché è un diritto umano. E questo vale anche per un funzionario del governo, che è una persona umana. Lo Stato deve anche rispettare le critiche». Secondo Bergoglio, in sostanza, «uno Stato deve essere laico. Gli Stati confessionali finiscono male. Vanno contro la storia». «Ma- conclude con una piccola critica alla Francia, bisogna stare attenti a non «esagerare con la laicità».

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