Il Papa e il rosso da 70 milioni Tagliati anche gli ascensoristi

Il cardinale Marx studia un piano «lacrime e sangue» Colleghi in rivolta: ci sono laici a 15mila euro al mese

Il Papa e il rosso da 70 milioni Tagliati anche gli ascensoristi

Trovare un rimedio per bloccare l'emorragia e coinvolgere tempestivamente tutti i cardinali e vescovi a capo dei dicasteri vaticani. Sono ancora una volta le finanze d'oltretevere a turbare la quiete della residenza Santa Marta, il quartier generale di Papa Francesco. Il Pontefice, che già dalla sua elezione nel 2013 tenta di riformare l'area economica del Vaticano, deve adesso affrontare una nuova grana: il risanamento delle casse della Santa Sede che nel 2018 hanno registrato un disavanzo di circa 70 milioni di euro su un budget di 300 milioni.

Da un lato le donazioni sempre più in picchiata, dall'altro i contributi degli enti economici interni (come lo Ior) sempre meno incisivi: per questo Francesco, che non ha ancora nominato un Prefetto della Segreteria per l'Economia (dopo che nel 2017 il cardinale Pell ha dovuto lasciare Roma per le accuse di pedofilia in Australia), ha incaricato il cardinale tedesco Reinhard Marx, membro del C6 e coordinatore del consiglio per l'economia della Santa Sede di trovare una soluzione.

Per questa mattina il porporato ha convocato una riunione d'emergenza durante la quale si cercheranno di individuare tutti i possibili tagli da poter effettuare. Da quanto emerge in ambienti vaticani, non sarà di certo una riunione semplice: molti cardinali sono intenzionati a riferire a Marx il proprio malcontento per alcuni provvedimenti che non hanno contribuito al risanamento dei bilanci. «Uno dei problemi principali sono gli stipendi di alcuni laici che guadagnano fuori tabella anche 15mila euro al mese - tuona uno dei capi dicastero che parteciperà alla riunione - Ci sarebbero state tante voci su cui poter lavorare e tagliare ma l'arrivo dei consulenti da società esterne, poi entrati come dipendenti a carico della Santa Sede, ha complicato le cose: guadagnano più di noi cardinali e spesso non hanno nemmeno buone competenze».

In effetti una delle principali voci di spesa del Vaticano è quella legata agli stipendi dei dipendenti, circa 5mila tra Santa Sede e Governatorato, anche se in genere si tratta di compensi modesti a fronte di spese molto elevate per alcuni specialisti che lavorano soprattutto negli enti economici del Vaticano. Per questo motivo, ad esempio, nei mesi scorsi il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, pur di risparmiare poche centinaia di euro al mese ha tagliato addirittura gli straordinari domenicali di due ascensoristi del Palazzo Apostolico.

Non è un caso che Papa Francesco, lo scorso 1° settembre, sia rimasto bloccato per 25 minuti in ascensore: i due addetti non erano presenti in Vaticano e i vigili del fuoco hanno dovuto chiamare d'urgenza un tecnico che avevano incrociato quella stessa mattina per caso, chiedendogli una mano per riportare l'ascensore in asse con una delle logge del palazzo e permettere al Papa e ad alcuni suoi collaboratori di uscire dalla cabina bloccata.

Sempre il Governatorato ha voluto dare una sforbiciata anche in campo sanitario: molti dei dipendenti dello stato vaticano hanno protestato per il taglio, al Fondo Assistenza Sanitaria, dei vaccini obbligatori per i bambini, costringendo i genitori a rivolgersi al servizio sanitario nazionale italiano. Qualche cardinale ha criticato invece la decisione di vietare la vendita delle sigarette allo spaccio vaticano: «Quella era un'entrata sicura che è venuta a mancare, peccato che però si continuino a vendere i sigari, solo perché interessano a qualcuno in alto» mugugna un altro porporato che si riunirà oggi con Marx.

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