Politica

Il parricidio del figliol prodigo

Per anni è stato il figliol prodigo, quello più fedele alla linea, l'unico sopravvissuto ai tempi eroici della fondazione del Movimento 5 Stelle

Il parricidio del figliol prodigo

Per anni è stato il figliol prodigo, quello più fedele alla linea, l'unico sopravvissuto ai tempi eroici della fondazione del Movimento 5 Stelle. Ora anche Alessandro Di Battista è diventato un parricida. Proprio lui, l'estremista grillino, la vestale che conservava lo spirito ruspante degli albori. D'altronde quello era il ruolo che si era costruito meticolosamente negli anni, passo dopo passo. Viaggio dopo viaggio, reportage dopo reportage. Sempre in movimento eppure immobile nelle sue posizioni, mentre tutto il Movimento accanto a lui cambiava, evolveva magari in alcuni casi degenerava. Lui, fossilizzato nell'infanzia dei grillini, non ha certamente corso questo rischio. Però a tredici anni dalla fondazione, dopo essersi fermato proprio alla soglia della legislatura che ha portato i pentastellati al loro massimo successo e alla conseguente implosione, ora, Alessandro Di Battista ha deciso di togliersi qualche macigno dalle scarpe, pardon dai sandali.

E scopre l'acqua calda, quello che tutti da anni dicevano e scrivevano, mentre lui esplorava il suo mondo di buonismo artificiale.

L'ex Che Guevara di Roma Nord pubblica un video acido e rancoroso, nel quale copre di contumelie tutti i suoi compagni di viaggio a partire da Beppe Grillo che, toh!, viene dipinto come un padre padrone che gestisce in modo autoritario la sua creatura politica. Perché tutto questa esplosione di fiele? Semplicissimo, perché qualcuno - probabilmente, all'acme del delirio complottardo, i «poteri forti» interni ai 5 Stelle - gli hanno impedito di fare carriera. Altro che periodo sabbatico all'insegna delle raminghe peregrinazioni al limite dell'ascetismo, Di Battista era stato messo in panchina: «Io di fatto sono stato costretto a lasciare il M5s - si lamenta l'ormai ex grillino - mi hanno impedito di fare il capo politico del M5s evitando di votare, quando non hanno neppure voluto pubblicare i voti degli Stati Generali perché io avevo preso il triplo dei voti di Di Maio». Insomma Dibba è semplicemente un Di Maio che non ce l'ha fatta e ora, come dicono nella sua città natale, rosica.

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