Iniziamo oggi una serie dedicata agli amori, ai colpi di fulmine e agli scandali nati in estate. Li avevate dimenticati oppure non li conoscevate affatto? Veli raccontiamo noi. La rubrica curata da Monica Mosca uscirà tutti i lunedì sulle pagine del Giornale che trovate in edicola oppure in abbonamento sul nostro sfogliatore online. Il primo racconto è dedicato alla memorabile scazzottata di Walter Chiari per difendere la bellissima attrice di Hollywood, Ava Gardner. A farne le spese era stato un malcapitato paparazzo. Ecco come è andata.
Gli appassionati di cinema che la ricordano nella commedia La Capannina, accanto a due pezzi da novanta come Stewart Granger e David Niven, sanno bene quanto fosse magnifica. Sulla locandina sorride in guêpière, gli occhi verdi sfrontati a fare innamorare gli spettatori. Così era Ava Gardner quando incrociò la sua vita da regina di Hollywood con quella di Walter Chiari, guascone irresistibile a teatro come nel cuore delle donne: la diva internazionale e il rubacuori nostrano. Fu un incontro che fece la fortuna dei giornali di mezzo mondo e divenne un amore lungo quattro anni: su e giù dagli aerei, lui a seguire lei e lei ad attenderlo dietro le quinte dello spettacolo teatrale Il gufo e la gattina, portato in tournée in tutta Italia.
Era l'estate del 1957 e Ava, battezzata dai giornalisti "l'animale più bello del mondo" (un complimento, per il tempo), si trovava sul set a Cinecittà. La Gardner era già famosissima e miliardaria, aveva avuto una candidatura all'Oscar, alloggiava negli hotel più esclusivi e girava in limousine. E aveva anche già sedotto un notevolissimo numero di spasimanti, da Clark Gable a Burt Lancaster, da Robert Taylor a Gregory Peck. Il suo ultimo ex marito, il terzo, Frank Sinatra (il primo era stato Mickey Rooney e il secondo il manesco clarinettista Artie Shaw), era ancora pazzo di lei e determinato a riconquistarla. Walter Chiari comparve nella sua vita in quel preciso momento.
La trama de La Capannina era leggerissima: un lord inglese, sua moglie e un amico naufragano su un'isola deserta. Che tanto deserta non è, poiché sbuca un indigeno che presto si mette a corteggiare la donna. Nei pochissimi panni di quest'ultimo, con il viso dipinto da indiano, c'era Walter Chiari. A Cinecittà avevano voluto un attore italiano popolare e piacione e lui, "il fidanzato d'Italia", era perfetto. All'inizio doveva avere una particina, ma la sua esuberanza conquistò il produttore, che gli concesse più spazio. E conquistò anche Ava Gardner.
Per i fotografi italiani quell'amore fu una sorta di benedizione, un colpo di fortuna che non ti sogni nemmeno: la nuova coppia era adorata e pubblicata su ogni copertina. Nonostante fosse abituata ad essere cacciata dai reporter, la favolosa Gardner ne era però anche ossessionata: la sua vita parecchio sregolata e la sua propensione all'alcol l'avevano resa una preda molto ambita. Era stanca. In Italia era arrivata a cercare un po' di pace lontano dal mondo feroce di Hollywood: ma in questo senso l'amore con Walter non fu una grande soluzione.
Lui la corteggiava senza badare a spese: bruciò una fortuna, che non possedeva, in biglietti aerei per starle dietro e in regali assai impegnativi. Raccontano le cronache rosa che una sera le fece recapitare in hotel un fenicottero rosa, in carne e piume, e che in un'altra occasione comprò migliaia di rose rosse per stipare letteralmente l'intera carrozza del treno su cui lei viaggiava. Come coppia, funzionavano a meraviglia. Indipendente e volitiva lei, scatenato e divertente lui, che l'aveva conquistata con il trucco più vecchio del mondo, facendola ridere. Walter riuscì a portarla addirittura in Puglia a conoscere i suoi increduli genitori, i quali rimasero estasiati dalla diva; lei lo convinse a seguirlo in Carolina, per mostrargli i luoghi della sua infanzia, quando era solo una ragazzina dagli occhi belli senza un soldo.
Ma quella sera d'estate c'era qualcosa che non andava: Ava era più irritabile del solito. Seduti a un tavolino all'aperto di un bar in via Veneto, a Roma, i due furono presi d'assalto: i reporter uscirono a frotte da dietro gli alberi del viale e iniziarono a scattare foto con il flash acceso. La Gardner si copriva il viso, aveva alzato la voce. E Walter Chiari fece un numero che è rimasto negli annali del gossip: veloce come un gatto, balzò in piedi e si mise ad inseguire un povero fotografo, Tazio Secchiaroli, per strappargli il rullino dalla macchina fotografica. Va detto che l'attore era stato campione regionale di boxe e questo fu una sfortuna per il malcapitato, che rimediò qualche pugno e un paio di ceffoni. La scena fu ovviamente immortalata dai colleghi di Secchiaroli: il giorno dopo quell'immagine fu pubblicata in ogni dove. Arrivò anche sotto gli occhi di Frank Sinatra, che si imbarcò immediatamente alla volta di Roma, folle di gelosia (per la cronaca, fu rispedito a casa senza appello dalla Gardner dopo un litigio furibondo).
Finì che Federico Fellini si fece raccontare da Secchiaroli i dettagli del parapiglia e la scena entrò dritta nel suo capolavoro La Dolce vita. Quella sera erano nati i paparazzi, dal cognome che Fellini diede nel suo film a un fotografo d'assalto.
E finì anche che, dopo quattro anni indimenticabili, Walter e Ava si allontanarono: forse lei si offese per un'imitazione burlesca che lui fece del rivale Frank Sinatra, ma chissà. Walter Chiari ha sempre protetto quell'amore nato d'estate, non concedendone più di qualche accenno.