La patrimoniale c'è già. È quella sulla casa

La patrimoniale c'è già. È quella sulla casa

Da tempo si teme l'introduzione di una «patrimoniale», anche in ragione del fatto che l'Italia ha un debito pubblico enorme, ma gli italiani dal canto loro sono straordinari risparmiatori. È forte quindi la sensazione che prima o poi si voglia fare ricorso alle risorse delle famiglie per sopperire ai debiti di Stato.

Non si avverte, però, che già adesso la pressione fiscale sui capitali è altissima. Basti pensare che secondo Coldiretti, a dicembre, quattro italiani su dieci sono stati obbligati a destinare la loro tredicesima innanzi tutto al pagamento di tasse e balzelli vari: e una parte rilevante è servita a pagare proprio Imu e Tasi.

È quindi evidente che una patrimoniale esiste già e riguarda la casa. A giudizio di Confedilizia, negli ultimi sei anni i proprietari di immobili sono stati costretti a consegnare all'erario ben 150 miliardi di euro e si è trattato di un'imposizione che ha fortemente contribuito a deprezzare il valore delle abitazioni, creando problemi a tutto il settore.

Cifre alla mano, l'onere medio per la seconda casa di un capoluogo di provincia sarà di 1.070 euro, ma nelle grandi città si possono superare i 2 mila euro. In questa classifica l'imposizione maggiore connessa al fatto di disporre di una seconda casa è stato a Roma, dove di media si pagano 2.064 euro, e a Milano, dove l'onere è di 2.040 euro.

Perfino i sindacati iniziano ad avere consapevolezza di ciò. È significativo che la Uil abbia denunciato che solo per il saldo di lunedì scorso (Imu e Tasi) il conto complessivo sia stato di 10,2 miliardi di euro. E si tratta di un gravame che è andato a colpire 25 milioni di proprietari di immobili diversi dall'abitazione principale (più del 40% di loro, poi, sono lavoratori dipendenti e pensionati).

Perché si colpisca la casa è chiaro: si tratta di un bene che non può essere nascosto e per il quale molti sono disposti a fare sacrifici. Come ogni tassazione, anche questa sottrae risorse ai cittadini qualunque per consegnarle a politici e burocrati. In tal modo s'allarga l'area dell'irresponsabilità e del parassitismo, mentre viene depresso chi ha voglia di intraprendere.

C'è infine un'altra considerazione da farsi. Questa politica sempre uguale a se stessa che in termini demagogici parla tanto di giovani, nuove coppie e calo demografico ma finge di non vedere che ogni penalizzazione degli investimenti nel mattone si traduce in affitti più cari. Quanti devono pagare le imposte tendono a trasferire tali oneri sugli affittuari, proprio mentre meno capitali affluiscono verso la costruzione di edifici. Alla lunga, le imposte sugli immobili si traducono in un esproprio dei beni stessi, ma oltre a ciò è pesante anche la ricaduta su quanti tra i 20 e i 35 anni hanno bisogno di farsi una vita e costruirsi una famiglia.

Incapace di rompere con le logiche spendaccione e assistenziali degli esecutivi precedenti, e molto determinato a moltiplicare le assunzioni nel settore pubblico, il governo di Luigi Di Maio e Matteo Salvini si tiene quindi ben stretta la patrimoniale sulle case. E non ha alcuna intenzione di ridurre il peso di questo Stato che ci opprime.

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