Il Pd blinda la Festa dell'Unità per evitare fischi contro Renzi

La kermesse dem blindata per il comizio del premier: si temono contestazioni. Transennato pure il palco

Il Pd blinda la Festa dell'Unità per evitare fischi contro Renzi

L'appuntamento è per domani. Alla Festa dell'Unità di Roma arriverà Matteo Renzi. La tensione è alle stelle. Perché la base del Pd non impazzisce più per l'ex rottamatore. Non lo apprezzano né nelle vesti di presidente del Consiglio né nei panni di segretario di partito. E nei giorni di massima bagarre per la Capitale, a fior di nervi per i disagi causati dal trasporto locale, i rifiuti ammucchiati agli angoli delle strade del centro storico e, soprattutto, i pachidermici problemi di un sindaco incapace come Ignazio Marino, il rischio che Renzi venga fischiato, se non addirittura contestato, sono più che concreti.

I vertici del Nazareno sono già al lavoro da diversi giorni per evitare a Renzi una figuraccia proprio alla festa del suo partito. Tanto che, come riporta Repubblica, "gli uomini della sicurezza di Palazzo Chigi hanno fatto un accurato sopralluogo sul pratone delle Valli per verificare le condizioni dell'area dove si svolgerà il comizio". Il risultato del sopralluogo è che il palco viene spostato nello spazio che attualmente è adibito ai concerti. Uno spazio che, senza alcun dubbio, è "più facile da controllare e soprattutto da transennare, anche per evitare spiacevoli fuori programma".

Matteo Orfini, il commissario del Pd romano, ha scommesso tutto sulla presenza del premier alla Festa dell'Unità. Secondo i ben informati, sarebbe addirittura arrivato a minacciare le proprie dimissioni nel caso in cui il leader del Pd avesse disertato. Ma, se l'intervento del premier dovesse avere un effetto boomerang, i vertici dem ne uscirebbero massacrati. Proprio per questo, in cambio della propria comparsata, Renzi ha chiesto (e ottenuto) da Orfini di non vedere Marino. "Non intende incontrarlo - spiegano alcuni democrat - neanche di sfuggita". D'altra parte, domani sera, non affronterà le beghe del partito, ma, come suo solito, parlerà di politica estera ed economia nazionale.

Farà le solite promesse: taglio delle tasse, riforme per il Paese e così via. "Non affronterà (a parte qualche battuta volante che può sempre scappare) - ammette pure Repubblica - la crisi che da settimane paralizza la prima città d'Italia".

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