Simone Venturini, candidato sindaco per Venezia dell'area civica e di centrodestra, interviene sull'islamizzazione delle liste dem e sui pericoli corsi dalla città lagunare.
Ieri abbiamo pubblicato i post di un sostenitore di Andrea Martella, che è il candidato a sindaco del Pd. L'uomo, membro della comunità musulmana, pubblicato foto con i kalashnikov...
"In questi giorni sono uscite anche alcune notizie inquietanti e alcuni post su Facebook estremamente preoccupanti. Spero che il mio avversario approfitti di questa situazione per fare chiarezza e prendere le distanze da certi contenuti".
Il Pd ha puntato molto sulla comunità bengalese. Tra Consiglio comunale e municipalità, hanno candidato sette esponenti.
"Mi sembra un'operazione di sfruttamento elettorale da parte del Pd e del centrosinistra. Quella bengalese è una comunità numerosa, che tra Venezia e Mestre sfiora le 25mila persone, anche per la presenza di poli industriali come Fincantieri. Ma una cosa è costruire integrazione vera, altra cosa è fare speculazione politica. Quando si vedono volantini con invocazioni ad Allah, scritti in bengalese, senza alcun tentativo di coinvolgere l'intera cittadinanza, si crea uno strappo: manca trasparenza e manca un percorso autentico di integrazione. L'idea che il consenso possa essere alimentato con promesse mirate, come la concessione di spazi per la preghiera, preoccupa".
Voi siete contrari alla realizzazione di una "grande moschea" a Mestre.
"Siamo contrari alla costruzione di una nuova grande moschea e a qualsiasi operazione che vada in quella direzione. Abbiamo visto i rendering e questo rafforza la nostra posizione. I luoghi di culto già esistono. Quelli che sono stati chiusi lo sono stati perché nati in luoghi impropri e fuori dalle regole. Altri, collocati in aree industriali o ex capannoni lontani dalle abitazioni, non creano criticità. Qui però il punto è un altro: non vogliamo che passi un'operazione di imposizione culturale che non aiuta la convivenza".
Venezia, in queste settimane, è stata al centro di due casi: il passo indietro sulla direzione di Beatrice Venezi alla Fenice e la polemica riguardante la Biennale.
"La Biennale di Venezia ha bisogno di serenità. Faccio mie le parole del presidente del Consiglio regionale veneto Luca Zaia: serve ricostruire un clima di collaborazione tra Biennale e ministero. Credo ci siano margini per una ricomposizione tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, per cui voglio esprimere parole di stima. Un clima di contrapposizione non è positivo né per la Biennale né per Venezia. E per la Venezi è la stessa cosa. Forse Roma ha accelerato un po' troppo la nomina, senza passare dal territorio. Faccio tuttavia alla Venezi i migliori auguri per la sua carriera. Così come mi auguro che la città possa a breve ripartire con la Fenice".
Come vede la partita elettorale?
"Sono usciti sondaggi molto confusi e contraddittori. Noi abbiamo altri segnali dal territorio e raccontano una partita apertissima. I veneziani sanno distinguere.
Non vogliono una sinistra radicale che mette a rischio asset strategici come il porto, che immagina pezzi di amministrazione affidati a logiche identitarie e che rischia di riportare la città alla stagione della spesa fuori controllo. Noi in questi anni abbiamo risanato il Comune e dato stabilità ai conti: questo è il punto da cui ripartire".