Pd sempre più preoccupato da Conte e dal risultato dei sondaggi

Secondo gli ultimi dati forniti da Nando Pagnoncelli, il premier potrebbe ambire ad un 14% se decidesse di fondare un proprio partito, mentre porterebbe il Movimento Cinque Stelle al 29,9% se scegliesse di mettervisi alla guida. Malumori nel Pd, con Zingaretti spesso al telefono con il presidente del Consiglio

Pd sempre più preoccupato da Conte e dal risultato dei sondaggi

Sale la tensione all'interno della maggioranza di governo, coi rappresentanti del Pd (e con loro anche una fetta dei CinqueStelle) sempre più preoccupati dal gradimento mostrato dagli italiani nei confronti del premier Giuseppe Conte. Secondo alcuni sondaggi, infatti, il presidente del Consiglio si sarebbe già assicurato un consistente numero di voti, che lo renderebbero "pericoloso" in caso di elezioni.

I mal di pancia fra gli alleati sono dunque già iniziati, e l'attenzione delle due maggiori compagini che compongono l'esecutivo è ormai costantemente concentrata sull'"avvocato del popolo". Malgrado la pesante contestazione di alcuni giorni fa, il presidente potrebbe ambire ad un buon risultato elettorale, sottraendo voti preziosi sia al Partito democratico che al Movimento CinqueStelle, nel caso in cui decidesse di correre da solo.

A fornire gli ultimi risultati, riportati dal "Corriere", è il noto sondaggista Nando Pagnoncelli (Ipsos), che parla addirittura di un 14% di consensi nel caso in cui Conte fondasse una propria lista personale. Il discorso dovrebbe cambiare, sempre in via ipotetica, se invece l'attuale premier potesse porsi alla guida dei grillini: in questo caso i voti dei pentastellati salirebbero dal 19,8 al 29,9%. Una vera e propria boccata di ossigeno per quello che è un partito oramai da tempo in caduta libera.

Tanto l'entusiamo da parte di quei rappresentanti del M5s che sarebbero felici di vedere il presidente del Consiglio a capo del Movimento."Il potenziale va oltre il 30, Conte porterebbe elementi di novità", ha dichiarato un esponente grillino, come riportato dal "Corriere".

Meno contenti, invece, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, che un tempo rappresentavano l'anima dei CinqueStelle. E se il ministro degli Esteri, al momento, continua a tacere, Di Battista ha già lanciato messaggi inequivocabili al premier, ricordandogli la fine di Mario Monti. Sicuro di ottenere ottimi risultati dopo l'esperienza di governo, l'ex rettore della Bocconi fondò Scelta civica, ma il suo fu un autentico flop.

Secondo il sondaggista di Ipsos, tuttavia, il futuro di Conte sarebbe ben diverso.

Che il giurista pugliese decida di mettersi a capo del Movimento CinqueStelle o di fondare un proprio partito, il risultato non dovrebbe cambiare per il Partito Democratico. L'innamoramento è ormai finito, stando a Pagnoncelli, col premier attuale che sarebbe in grado di sottrarre un ingente numero di elettori.

L'unica strada percorribile parrebbe quindi quella di comporre una grande alleanza guidata da Conte, come disse a suo tempo il segretario del Pd Nicola Zingaretti. Ma fra i vari partiti ci sono fin troppo dissidi e sarebbe molto difficile mantenere un'unione compatta.

Dal canto suo, il premier dichiara di non essere troppo interessato al futuro e di stare pensando solo a risolvere i problemi del Paese, ma attorno a lui resta un gran chiacchiericcio. Tanta l'agitazione nel Pd, che teme di diventare alla fine un semplice partito satellite di Conte. Secondo voci di palazzo, inoltre, nessuno sarebbe in grado di concorrere con lui alla carica di nuovo presidente del Consiglio. Far cadere il governo potrebbe quindi regalare fin da subito una vittoria schiacciante all'avvocato. Permane così una forte indecisione tra le file dei Dem, con Zingaretti spesso al telefono con il premier per sondare il terreno.

"Con questi Stati generali, Conte ha alzato la posta della sua scommessa politica", ha sentenziato Arturo Parisi, ex ministro del governo Prodi. "Se Conte vince la sua necessaria scommessa, e sottolineo necessaria, la scommessa cioè di conquistare per la prima volta in prima persona la guida della maggioranza garantendola con una propria autonoma forza politica, il Pd ne uscirà di certo ridimensionato".

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