Le Pen resta a bocca asciutta Vince il Front destra-sinistra

Nessuna regione ai nazionalisti, fermati da un'alleanza innaturale. I Repubblicani di Sarkozy ne strappano sette, i socialisti cinque. La sconfitta: «Smascherata una bugia»

Il «Fronte repubblicano» batte il Fronte nazionale e lascia a bocca asciutta il partito di Marine Le Pen ai ballottaggi che hanno assegnato ieri la presidenza di tredici regioni in Francia. Nell'ultimo test elettorale prima delle presidenziali del 2017, la leader dell'estrema destra non ce la fa in Nord-Pas de Calais-Piccardia, dove al primo turno aveva superato il 40%, e rimane inchiodata intorno al 42% (secondo le proiezioni) staccata di oltre 15 punti dal candidato di centrodestra Xavier Bertrand, ex ministro di Sarkozy. Pancia vuota anche per la nipote Marion Maréchal Le Pen, sconfitta in Paca (Provenza-Alpi-Costa Azzurra) dall'ex sindaco di Nizza Christian Estrosi (55,8% contro il 51,3%). La tendenza è netta e ad aver annullato le chance di vittoria delle dame di casa Le Pen, nelle due regioni del Nord e del Sud, è stata certamente la scelta del Partito socialista di ritirarsi dalla corsa per riversare i proprio voti sull'unione Républicains-Udi-Modem pur di non regalare alcun vantaggio al Front National, così condannandosi all'esclusione dal governo di entrambe le regioni fino al 2021. Partita chiusa anche in Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena dove il numero due del FN Florian Philippot tiene i voti del primo turno ma perde nettamente con un 36,6% contro il 47,6% di Philippe Richert ma sopra il 16% del socialista Masseret che ha disatteso gli ordini di scuderia del partito e ha voluto comunque giocare la sua partita.Nessuna regione, dunque, al partito che al primo turno aveva fatto il boom di consensi, davanti ai Repubblicani e ai socialisti e che era arrivato in testa in 6 regioni. Con il paradosso, tuttavia, che il FN potrebbe comunque confermarsi partito più votato a livello nazionale anche ai ballottaggi con il 30% dei consensi e nonostante i voti dei socialisti confluiti al centrodestra. A contribuire al risultato l'affluenza nettamente in avanti: ieri hanno votato il 58,5% degli elettori contro il 50,09% del primo turno, la prova che una mobilitazione anti-Front c'è stata specie dopo lo scenario di «guerra civile» prospettato dal premier Manuel Valls. I socialisti arretrano di parecchio - e non poteva essere altrimenti visto che nel 2010 avevano fatto il pieno con 22 regioni su 25 - ma alla fine non registrano il disastro annunciato. Almeno cinque regioni restano a sinistra (Bretagna, Centro-Val della Loira, Aquitania-Limousin-Poitou Charentes, Linguadoca-Rossiglione-Midi-Pirenei, Borgogna), sette vanno ai Repubblicani, inclusa l'Ile de France espugnata dalla conservatrice Valérie Pécresse che batte di un soffio il presidente dell'Assemblea nazionale Claude Bartolone (43,2% contro 42,9%) costringendolo a rimettere il mandato parlamentare. In Corsica vittoria dei nazionalisti.Nicolas Sarkozy tira un sospiro di sollievo la battaglia vinta all'interno della destra, seppur con il sostegno degli avversari socialisti. «La mobilitazione degli elettori - dice - non deve essere usata come pretesto per farci dimenticare l'avvertimento dato al primo turno. I francesi aspettano risposte forti su Europa, politica, economia, sicurezza, affermazione dell'identità». Infine l'appello: «L'unità nella famiglia repubblicana, l'unione con il centro e il rifiuto di compromessi con tutti gli estremi (qui strappa l'applauso, ndr) devono restare nostri principi anche in futuro».Scampato pericolo anche per il premier Valls che della lotta dura contro il FN ha fatto la sua battaglia, concedendo ai suoi una campagna elettorale a favore della destra «repubblicana»: «In un momento grave, non abbiamo ceduto niente», dice il premier. Ma niente trionfalismi: «Questa sera non faremo nessun messaggio di vittoria, perché non è eliminato il messaggio pericoloso della destra». Grida invece alle «intimidazioni e manipolazioni» la sconfitta Marine Le Pen: «La svolta del primo turno è servita a smascherare le menzogna in cui versa il sistema politico francese», attacca. «Ora la divisione non è più tra destra e sinistra ma tra i mondialisti e i patrioti».

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