Perché solo adesso la fiamma brucia la sinistra

Quando Fini era leader di An la sinistra taceva e non si lamentava della fiamma. Adesso la musica è cambiata. Ma c'è un motivo

Perché solo adesso la fiamma brucia la sinistra

Ma dov'era prima la fiamma? E perché non bruciava come brucia oggi? Grazie alla Meloni, si potrebbe dire che adesso il simbolo ardente e tricolore viva (anzi, bruci) una seconda vita. Perché c'era un tempo in cui la fiamma non scaldava i cuori dei detrattori. La sinistra infatti taceva, quasi non dando peso al "fardello", al contrario quando faceva discutere era quasi sempre all'interno di dibattiti e liti confinati nell'alveo della destra. Insomma, prima la fiamma era come se fosse spenta. E le volte in cui dall'altro lato della barricata si puntava il dito contro chi presideva il partito nel cui simbolo era presente la fiamma si contano sulle dita di una mano. Infatti basta fare una ricerca d'archivio nei giornali e nelle cronache del passato per accorgersi della scarsità di titoli e di agenzie sul tema.

"La fiamma tricolore non è mica il fascio littorio. È il simbolo di un partito, il Msi, votato democraticamente dai cittadini''. A dirlo, nel 1998, fu Gianfranco Fini, all'epoca leader di An. Pensate che le sue parole abbiano scatenato il putiferio che si sta scatenando in queste ore contro la Meloni? Ma quando mai. Zero. Niente di niente.

Quando nel 2003 lo stesso Fini si recò a Gerusalemme dove marcò la famosa distanza dal fascismo, si levò qualche sparuto scudo. Rutelli, allora leader della Margherita, gli chiese di togliere la fiamma dal simbolo di An, ma Fini fu tranchant: "Questo non c'entra assolutamente nulla con il viaggio in Israele. Risponderemo a Rutelli quando saremo in Italia''. Ma la polemica durò quanto un giro di orologio. E continuò ad andare così anche anni dopo, quando nel 2006 per esempio Fini rimproverò Renato Mannheimer reo di aver proposto un sondaggio il cui risultato vedeva i simpatizzanti di An al 50% favorevoli al mantenimento della fiamma, mentre l'altro 50% sarebbe contrario. "È una questione che interessa solo i politologi...", chiosò Fini.

A parte questo, il nulla. Nessun coro di protesta degno di nota, nessun attacco frontale, nessuna richiesta perentoria di eliminazione della fiamma. Nemmeno nel 2017 quando la stessa Meloni svelò il nuovo simbolo di Fdi con la fiamma si alzò un polverone. Era come se non ci fosse il carbone o - se preferite- gli attizzatori. Oggi invece è tutta un'altra storia. Ma la fiamma è sempre lì almeno da 28 anni.

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