Peter Kassig, quanti dubbi sul video dell'esecuzione

Da Foley in poi crescono i dubbi sui video dell'Isis. Nell'ultimo la decapitazione non è ripresa: forse Kassig è morto tentando la fuga ed è stato decapitato solo dopo?

Peter Kassig, in un video precedente alla sua esecuzione
Peter Kassig, in un video precedente alla sua esecuzione

C'è qualcosa che non torna, nel video dell'esecuzione di Peter Kassig, il cooperante statunitense giustiziato ieri dai boia dell'Isis. Qualcosa che non torna per le molte, troppe, differenze con gli altri macabri filmati delle condanne a morte degli altri occidentali catturati dai tagliagole del Califfato.

Anzitutto la mancanza dei momenti drammatici del taglio della testa, che pure avevano contrassegnato gran parte degli altri filmati: nel video rilasciato ieri si vede semplicemente la testa decapitata di Kassig abbandonata ai piedi di un killer di Isis. Niente fotogrammi dell'esecuzione, niente ultime deliranti dichiarazioni contro l'America e l'Occidente. Prima di Kassig erano state riprese le esecuzioni degli americani James Foley e Steven Sotloff, oltre che dei due britannici David Haines e Alan Henning.

Eravamo abituati a una sorta di grottesco copione, con il condannato costretto in ginocchio, la tuta arancione a richiamare le divise di Guantanamo, il boia che affondava il coltello nella gola: prima dei drammatici istanti della morte, la consueta litania di minacce all'Occidente, in parte proferite dal boia, in parte messe in bocca alle stesse vittime, che non di rado ostentavano una contrizione e un pentimento sulla cui sincerità c'è molto da dubitare. E poi, ogni volta c'erano quelle inquadrature, forse meno raccapriccianti ma sicuramente più inquietanti, degli ostaggi ancora vivi, sotto la minaccia di una lama, con il tremendo avvertimento: "Se non vi ritirate dal Medio Oriente, continueremo ad uccidere".

Cosa c'è di nuovo nel video di Peter Kassig?

Bene, questa volta cambia tutto, eppure la regia è chiaramente la stessa degli altri video: questa volta allo zoom sull'uccisione di Kassig si è preferito concentrarsi sul massacro dei soldati siriani, trucidati in quella che ha tutta l'aria di essere una decapitazione di massa. Ora che l'uccisione di Kassig è stata confermata anche dal presidente Obama, che ha parlato di un atto di "pura malvagità", sono però in molti a sollevare dei dubbi circa le modalità di quest'ultimo delitto.

Perché tutte queste differenze con le altre decapitazioni? Forse Kassig è stato ucciso mentre tentava di fuggire? Forse si è rifiutato di recitare un copione scritto per lui dai terroristi? A cosa è dovuta la differenza di qualità tra la prima parte del filmato, girato e montato in modo semiprofessionale, e la seconda, che sembra molto più raffazzonata e conclusa di gran fretta? Forse gli autori del video si sono dovuti dare alla fuga improvvisamente? Su questa e molte altre domande sono al lavoro i servizi segreti di mezzo mondo.

Intervistato dal New York Times, l'esperto di antiterrorismo Daveed Gartenstein-Ross ha spiegato: "Non credo che la scelta non mostrare l'esecuzione sia da attribuirsi all'Isis, qualcosa dev'essere andato male durante l'esecuzione". Parole che hanno trovato eco anche nel parere di un altro esperto di terrorismo, il francese Jean-Chalers Brisard: "Sicuramente è successo qualcosa durante la realizzazione di questo filmato. Dai video delle altre esecuzioni eravamo stati abituati a un montaggio complesso, fatto da diverse prospettive. Qui probabilmente dev'essere successo qualcosa che ha impedito questa tecnica."

I dubbi sul video dell'esecuzione di Foley

Più di un dubbio era stato sollevato anche in passato su altri video di decapitazioni degli ostaggi dell'Isis. Dopo l'uccisione di James Foley, aveva fatto discutere un filmato in cui i parenti della vittima, intervistati sulla morte del loro congiunto, erano ripresi mentre ridevano all'interno di quella che veniva presentata come la loro abitazione. Dalle cui pareti, però, i quadri cadevano come se ci si trovasse all'interno di un set televisivo montato in fretta e furia. Forse si trattava semplicemente di una reazione nervosa, forse la caduta del quadro era semplicemente una coincidenza. In molti, però, giurarono che non fosse così. Anche The Telegraph pubblicò un corsivo in cui venivano sottolineate tutte le incongruenze del video dell'uccisione di Foley: il foglio britannico ipotizzava addirittura che potesse essere frutto di un lungo lavoro di post-produzione.

Insinuazioni a cui per ora non si può fornire una risposta certa, ma che allora come adesso continuano a rappresentare interrogativi brucianti e ineludibili per chi cerca di scoprire almeno un pezzettino della verità sulla sorte degli ostaggi finiti in mano all'Isis.

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