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Più diritti ai veri profughi e stretta alle sentenze creative. "Ma il potere dei giudici resta"

Chi si vedrà rigettata la domanda rischia l'espulsione. Così riparte il modello Albania

Più diritti ai veri profughi e stretta alle sentenze creative. "Ma il potere dei giudici resta"
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Regole comuni, procedure più rapide ed efficaci, stop agli abusi e asilo garantito entro massimo tre mesi a chi ne ha davvero diritto. Con l'introduzione dei "Paesi sicuri" l'Unione europea esce dall'ambiguità dell'accoglienza a tutti i costi di chi reclama un diritto che non gli può essere pienamente riconosciuto e riconosce un'unica domanda di protezione a livello europeo per evitare che chi invece fugge da guerre, carestie e dittature si trovi ingolfato in un sistema che ha generato un lucroso business alle spalle dei profughi.

Cosa vuol dire sicuro? Secondo la norma europea è un Paese in cui "si può dimostrare che non ci sono persecuzioni, né alcun rischio reale di incolumità o azioni che incidono sui diritti e sulle libertà fondamentali". Chi arriva da Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia avrà una procedura accelerata per il riconoscimento della domanda d'asilo europea, che non verrà dunque scartata a priori. A differenza del passato, toccherà al singolo richiedente asilo dimostrare il contrario.

Ogni Paese Ue, come ha già fatto l'Italia, potrà stilare un proprio elenco di Paesi di provenienza sicuri che la Ue dovrà monitorare, eventualmente modificare o correggere con la rimozione permanente qualora i requisiti di sicurezza individuati - sulla base di valutazioni geopolitiche o diplomatiche - dovessero mutare profondamente. In questo elenco ci sono già tutti i Paesi che hanno in corso la procedura di adesione all'Unione europea, come Serbia o Albania.

Arriva anche il concetto di Paese terzo sicuro in cui rimandare un richiedente asilo la cui domanda venga bocciata se esiste un legame tra il richiedente (come la presenza di familiari) e il Paese, ci abbia transitato senza richiedere la protezione o abbia un accordo a livello bilaterale, multilaterale o dell'Ue per l'ammissione dei richiedenti asilo (ad eccezione dei minori non accompagnati).

Non c'è più la sospensione automatica dei ricorsi per evitarne una probabile impennata: i richiedenti asilo cui verrà respinta la domanda dopo la procedura accelerata potrebbero essere immediatamente espulsi o detenuti negli hotspot anche di Paesi extra Ue, come per esempio l'Albania. Dunque, la modifica al Piano di migrazione e asilo decisa dalla Commissione europea a partire da giugno, rilancia il "Protocollo Albania" e gli hotspot di Gjader - identificati come approdo di chi viene salvato dalle nostre navi militari nel Mediterraneo - firmato nel novembre del 2024 dal premier Giorgia Meloni e dal suo omologo Edi Rama, per chi è maschio, maggiorenne e in buona salute. Un provvedimento messo seriamente in discussione da alcune sentenze "creative" delle corti d'Appello o delle sezioni Immigrazione (spesso guidate da magistrati appartenenti alle correnti più ideologiche della magistratura, come Silvia Albano di Magistratura democratica) che hanno contestato l'elenco stilato dall'Italia nel decreto Flussi.

Egitto e Bangladesh sono i Paesi da cui provengono la maggior parte dei 1.843 clandestini sbarcati in Italia dal 1 gennaio. Se il dato è in netto calo di oltre il 50% rispetto ai 4.156 dell'anno scorso alla stessa data, è perché le politiche migratorie e gli accordo bilaterali hanno dato frutto. L'elenco dei Paesi di origine per i quali è prevista la procedura accelerata verrà rispettato dalla nostra magistratura, essendo una norma di diritto europeo? C'è chi sostiene che non cambi nulla o quasi: "La sentenza della Corte di giustizia europea ha affermato la necessità di un controllo giurisdizionale sul Paese, indipendentemente dallo strumento legislativo adottato che resta sempre sindacabile, sulla base di informazioni verificate e di fonti attendibili", ci spiega una fonte.

Bangladesh ed Egitto sono ancora a rischio, dicono Ong e osservatori internazionali indipendenti, secondo la Ue "non raggiungono una

portata tale da configurare una situazione sistematica su larga scala". "Più specifiche sono le eccezioni territoriali e le categorie di persone da proteggere più sarà difficile l'arbitrio dei giudici", ci spiega la fonte.

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