Il piano di Berlusconi per riunire i moderati Il sì di Meloni e Salvini

Il Cavaliere rivela le strategie per rilanciare l'alleanza: Fdi-Lega d'accordo quasi su tutto

Il piano di Berlusconi per riunire i moderati Il sì di Meloni e Salvini

Come promesso, Berlusconi ci mette la faccia. È un tour de force, il suo, per convincere gli italiani a votare No. Ma il Cavaliere parla a ruota libera anche del futuro del centrodestra: «Nella coalizione devono stare dentro tutti, sia Salvini sia Parisi. Perché da sempre il centrodestra vince se è unito e ha un programma comune. E a questo programma comune ci stiamo già lavorando tutti insieme, è pronto al 95%». Non siamo al 100% ma l'ex premier assicura: «Ho pronto un piano per unire i moderati; e Meloni e Salvini sono d'accordo quasi su tutto». Ci sarebbe il sì anche sul futuro assetto di governo: «Venti ministri, 12 che vengono dal mondo della vita e del lavoro, e 8 dalla politica. Ne ho parlato con Salvini e Meloni, ed è stata approvata anche questa formazione: 3 ministri a Forza Italia, 3 alla Lega e 2 a Fdi». Intervistato a Minoli a Radio24, scherza pure sul successore: «Per ora è un segreto, anche per me...». «Sembra che dopo Berlusconi ci debba essere solo Berlusconi», ribatte il cronista. E il Cavaliere: «No, dopo di me ci dev'essere per forza qualcun altro. Ma non ho ancora rinunciato a fare il padre nobile». Il problema è come individuare la leadership e qui l'ex premier apre alle primarie: «Si potrebbero fare se non fossero le primarie della sinistra, facilmente manipolabili. Ci vorrebbero delle garanzie, ci vorrebbe una legge che le regoli e allora si potrebbero accettare». A correre ci sarebbero già Salvini, Meloni, Fitto, forse Toti e di sicuro Parisi. Già, Parisi: «A Parisi più che il quid mancano i voti - dice il Cavaliere - Comunque non l'ho mai preso a legnate e spero che abbia successo visto che si è detto di centrodestra».

Quindi si ragiona sul dopo referendum: «Renzi ha la maggioranza, la conserva anche se artefatta. E non saremo noi a poterlo mandare a casa». Ma a Berlusconi importa che «subito dopo le elezioni ci si possa sedere attorno a un tavolo per fare la riforma della Costituzione che serve veramente all'Italia». Ne è convinto anche perché «Non credo che mai il presidente della Repubblica potrebbe consentire delle elezioni anticipate con questa legge elettorale. Il rischio è trovarci Grillo e M5s al governo». Graffia il premier: «Renzi? È un gran lavoratore, ma ha sbagliato lavoro: doveva fare il conduttore televisivo e io l'avrei preso». Quindi ribadisce che il suo No è fermo e deciso: «Questa riforma è pericolosa, consegna il Senato alla sinistra e apre la strada a una possibile deriva autoritaria. È una riforma che ci fa paura».

Sull'eterogeneità del fronte del No, il Cavaliere contrattacca: «Non ho nessun imbarazzo. Renzi ci ha definito accozzaglia? Dovrebbe guardarsi attorno e vedere come è messo lui...». In ogni caso a Berlusconi non piacciono tanto i colpi bassi e sulla campagna elettorale dice: «Spiace che questo clima così aspro per la campagna referendaria sia stato fatto proprio anche da qualche giornale, come dimostrato da Libero con l'ennesimo attacco personale all'onorevole Brunetta, della cui amicizia e lealtà non ho mai dubitato». Ma c'è spazio pure per il Milan: «Farò il presidente onorario del Milan se avrò la possibilità di poter dire la mia sugli acquisti e sulla strategia in campo».

Poi, uno sguardo anche all'estero con il giudizio su Trump: «Ha saputo dare voce al ceto medio scontento. Sono d'accordo con lui quando dice che bisogna cambiare il rapporto con la Russia di Putin; meno d'accordo quando propone misure protezionistiche e isolazionistiche». E proprio per l'attenzione all'estero e agli italiani residenti fuori Patria, il Cavaliere ribadisce tutti i suoi concetti in un'intervista ad America Oggi, quotidiano italiano pubblicato negli Stati Uniti.

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