"Siamo tutti sotto choc totale". È Rachel, la sorella di Catherine Birmingham, a riassumere in una frase lo stato d'animo della famiglia del bosco. L'ordinanza del tribunale di venerdì, nonostante il parere negativo del Garante per i diritti dell'infanzia, è stata eseguita alla velocità della luce. Catherine la sera stessa è stata allontanata dai suoi tre figli i due gemelli di 7 anni e la bimba di 8 anni - tra le urla strazianti dei piccoli. "Credevamo di vivere in un Paese civile, ma invece non lo è", il durissimo commento di Danila Solinas, legale della coppia. Uno dei tre figli ha minacciato di fare lo sciopero della fame.
Il colpo di mano del tribunale per i minorenni dell'Aquila arrivato a sorpresa nel giorno in cui sarebbe dovuta iniziare la perizia psicologica sui tre bambini della "famiglia del bosco" non si è dunque fermato di fronte alle polemiche politiche e alle obiezioni dell'Autorità per i diritti dell'infanzia. Secondo i giudici abruzzesi, l'ennesima separazione sarebbe stata dettata dalla "crescente veemenza" dell'ostilità che la madre, australiana, avrebbe via via mostrato "nei confronti delle scelte compiute dalla tutrice e dal servizio sociale", finendo per esacerbare nel tempo anche il comportamento dei suoi figli all'interno della struttura che li ospita dallo scorso novembre.
E così, dopo una passeggiata con il papà Nathan Trevallion, ieri i tre piccoli hanno potuto vedere anche la madre solo nel corso di una videochiamata, che la zia Rachel ha definito "straziante". Anche loro, stando all'ordinanza, dovranno presto lasciare la casa famiglia di Vasto per essere trasferiti altrove, in una "diversa struttura", ma almeno fratelli e sorelle potranno continuare a restare uniti tra loro, pur se lontani dai genitori, poiché nelle 13 pagine del provvedimento non si parla di separazione tra loro dei bambini.
"Separare le madri e i padri dai figli è una decisione molto pesante ha commentato ieri la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella che dovrebbe essere presa soltanto in presenza di rischi molto gravi. Quando ci sono situazioni di disagio bisognerebbe prima cercare di aiutare il nucleo familiare, ricostruirlo e sostenerlo, evitando interventi traumatici". E anche la comunità del territorio nel quale Catherine, Nathan e i loro figli erano andati a vivere si è mobilitata subito per la famiglia. Nel pomeriggio, ieri, si è svolta una fiaccolata organizzata dal comitato Difesa Minori, che ha promosso un sit-in con l'adesione di associazioni e movimenti arrivati da diverse regioni davanti alla casa famiglia che ospita i tre bambini. I partecipanti hanno esposto uno striscione tricolore con la scritta: "I bambini a casa con i loro genitori e stop agli abusi sui minori". Davanti all'ingresso sono stati lasciati peluche, giochi e orsacchiotti destinati ai piccoli. L'ordinanza del Tribunale insiste sulle sue accuse.
E se i giudici difendono il ruolo di "pacificatore" di papà Nathan (addirittura caldeggiando una sua maggiore frequentazione dei figli), mettendo nel mirino soprattutto la mamma, Catherine, l'accusa di aver violato l'obbligo di istruzione riguarda entrambi. E il muro contro muro sembra ancora lontano dall'essere risolto.