Piazza Affari fallisce il rimbalzo: -3,28%

La crisi economica paralizza gli acquisti. Recupero parziale del petrolio

Il giorno dopo la Grande caduta, destinata a rimanere nella memoria collettiva, le Borse hanno faticato ieri a rialzare la testa. L'ubriacatura da ribasso perdura, ora che il combinato disposto del coronavirus e di una guerra petrolifera alimenta ancor più i rischi di una recessione globale. Piazza Affari resta l'epicentro del pessimismo. I timori di un restringimento delle maglie anti-contagio in Lombardia, e non solo, hanno spento in fretta un inizio di seduta incoraggiante per servire il solito piatto avvelenato sotto forma di un calo del 3,28%. Male le banche, pochi i titoli sfuggiti al ribasso. Ma anche l'Europa (Stoxx600 -0,75%) continua a soffrire.

Non è insomma bastata la parziale risalita dei prezzi del petrolio (un +7% dopo il crollo del 30% di lunedì) grazie a un atteggiamento più conciliante fra Arabia Saudita e Russia. Manca, del resto, la spinta a risalire di Wall Street, dove gli indici hanno ballato su e giù per l'intera seduta prima di attestarsi, a un'ora dalla chiusura, a +0,5%. Perché è proprio lì che si concentrano i maggiori timori sull'impatto della picchiata delle quotazioni del greggio, destinate a scuotere quel mercato del credito legato a filo doppio alle oscillazioni petrolifere. Una fetta consistente di obbligazioni ad alto rendimento è infatti emessa da società coinvolte nella produzione, distribuzione ed esplorazione di energia. E con alcuni produttori Usa di scisto sull'orlo della bancarotta e impossibilitati a uscire dalla trappola del default se il barile non risale sopra i 40 dollari, il rischio è quello di far saltare il sistema. Un motivo in più per sperare in un ulteriore, e rapido, intervento della Federal Reserve. Bacchettata ancora una volta ieri da Donald Trump che l'ha definita «patetica» intimandole di tagliare i tassi «ai livelli dei nostri rivali». Probabile che il tycoon venga accontentato il prossimo 18 marzo, anche se non si escludono mosse extra-meeting, fra cui perfino l'acquisto di azioni.

Ma è dalla Bce che si attendono le risposte più immediate. Domani è giorno di riunione dell'Eurotower e Christine Lagarde dovrà dar prova - dopo aver sottovalutato il potenziale distruttivo dell'epidemia - di avere in pugno la situazione. Visti i margini di manovra risicati sul fronte dei tassi, già negativi, e considerato che un innalzamento del piano di acquisti dagli attuali 20 miliardi di euro al mese pone problemi di rispetto delle regole di capital key, l'istituto di Francoforte potrebbe far leva sul lancio di un programma di prestiti per le pmi. Se appare meno praticabile invece la strada dello shopping di obbligazioni bancarie, più percorribile è invece quella dell'acquisto di bond corporate, anche se agevolerebbe soprattutto le imprese maggiori. In ogni caso: Christine, se ci sei, batti un colpo.

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