Le foto sono lì, inequivocabili. Ritraggono in prima fila, tra gli ultras che attaccano la polizia alla Stazione Centrale di Milano, il 22 settembre scorso, il professor Demetrio Marra. Professore di scuola media inferiore, pagato dallo Stato per insegnare ai ragazzi anche il rispetto delle leggi. E invece pronto a prendere a calci un poliziotto per impadronirsi dello scudo, e ad agitare poi lo scudo come un trofeo di guerra. Ma per la Procura di Milano il professor Marra non ha fatto niente di male, prendendosi lo scudo. Quello scudo poteva portarselo anche a casa. Per il docente - immortalato nei filmati, indagato per rapina, denunciato dall'agente depredato dallo scudo - la Procura ha chiesto l'archiviazione dell'accusa.
La mano morbida della giustizia era stata già sperimentata da Marra qualche mese fa quando la Procura - dopo averlo identificato grazie alle indagini della Digos - voleva metterlo agli arresti domiciliari, e invece il giudice si limitò a infliggergli l'obbligo di dimora: un trattamento soft che Marra comunque ha vissuto quasi con sofferenza, "È stato strano rimanere così tanto a Milano, essere costretto a casa dopo le 21, non poter mettere piede in una protesta", scrisse quando il provvedimento venne revocato. Adesso arriva la richiesta di archiviazione per lo scudo, se verrà accolta rimarrà solo l'accusa di interruzione di pubblico servizio, ma anche di questa il prof si ripromette di cavarsela. Anzi, secondo lui dei disordini scoppiati alla Centrale l'unica colpa spetta alle "Forze di Polizia (Polfer e Celere), che oltre a usare strumenti ordinari antisommossa come scudo e manganello, hanno deciso di sgomberare il campo lanciando migliaia (non sto esagerando) di lacrimogeni, sia ad altezza uomo sia a grappolo, finendo per incendiare anche un appartamento". Mentre il corteo degli antagonisti aveva come obiettivo "solo un tentativo di occupazione simbolica al fianco della missione della Global Sumud Flotilla e contro il genocidio del popolo palestinese".
Parola di professore, si badi. A rendere nota la propria doppia vita è lo stesso Marra, che nel suo profilo social, dove si presenta come filologo e scrittore, aggiunge: "attualmente vive a Milano e insegna alla secondaria di primo grado", cioè alla vecchia scuola media. Un ruolo che non gli impedisce di attaccare frontalmente il suo datore di lavoro, il ministro della pubblica istruzione Giuseppe Valditara, che accusa di perseguire un disegno "securitario e patriottico" per le sue reazioni all'accoltellamento di uno studente in un liceo di La Spezia. Né gli impedisce di sposare pubblicamente le posizioni più estreme del movimento pro Pal: in uno dei suoi ultimi post festeggia la partecipazione a un concerto a Milano dei rapper irlandesi Kneecap, di cui Marra elogia "la carica di rabbia e di lotta". I Kneecap sono famosi per avere appoggiato formazioni terroriste come Hamas ed Hezbollah, e per avere sui loro canali social accostato la Stella di David alla svastica nazista.
Ma non è solo un problema di opinioni. Marra evidentemente considera compatibile (e forse addirittura connaturato) al suo ruolo di insegnante anche la prassi di alzare le mani nei confronti delle forze dell'ordine. Il bilancio dell'assalto del 22 settembre alla Stazione fu pesante, con cinquanta poliziotti feriti nell'attacco - con bastoni, estintori, spranghe, cartelli stradali - condotto dai centri sociali al termine del corteo in appoggio alla Flottilla in navigazione verso Gaza. Il ruolo del prof non è di semplice partecipante: nell'imputazione iniziale a suo carico si legge che "mediante violenza e minaccia consistita nello strattonare e nel tirare violenti calci alle gambe all'agente della Polfer C.D.
compiva atti diretti ad impossessarsi dello scudo e dello sfollagente di ordinanza dell'operante, non riuscendovi per la pronta reazione dello stesso". In realtà, nei fotogrammi finali lo scudo sembra finito proprio nelle mani del docente. Ma, a quanto pare, non è reato.