Le braccia tese di Acca Larentia in archivio? La procura di Roma non ci sta, e prova a riaprire il caso. I pm di piazzale Clodio hanno infatti impugnato la sentenza con cui, lo scorso 20 febbraio, il gup della capitale aveva prosciolto i 29 militanti - quasi tutti appartenenti a CasaPound - che erano finiti sotto indagine per i saluti romani e il "presente" eseguiti il 7 gennaio di due anni fa davanti all'ex sede dell'Msi di via Acca Larentia. Un evento peraltro che si ripete tutti gli anni, nell'anniversario della strage del 1978, quando davanti a quella sezione persero la vita per mano di terroristi rossi Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni.
Tre mesi fa, il giudice dell'udienza preliminare aveva ritenuto di chiudere la questione in mancanza di una "ragionevole previsione di condanna". Nelle motivazioni del proscioglimento, il gup aveva peraltro sostenuto che dalla manifestazione non emergesse la volontà di diffondere "contenuti riconducibili a odio razziale, discriminazione etnica o propaganda suprematista", escludendo così la violazione delle leggi Scelba e Mancino, che erano state invece contestate dalla procura di Roma.
La decisione aveva recepito l'impostazione fissata dalle Sezioni Unite della Cassazione sul tema saluto romano. Gesto che, da solo, per la Suprema Corte non basta automaticamente a integrare il reato, perché occorrerebbe invece verificare in concreto, e di caso in caso, il rischio di riorganizzazione del partito fascista o di propaganda discriminatoria, valutando insomma il contesto, il numero dei partecipanti e la capacità di proselitismo.
Proprio i punti su cui la procura ora prova a insistere, ribaltando la prospettiva adottata dal gup nell'appello firmato dai pm Francesco Brando, Giulia Guccione e Lucia Lotti. Le toghe romane ritengono infatti che quella contestata sia stata una "manifestazione apologetica realizzata in maniera organizzata", con una evidente evocazione "dei rituali di piazza del ventennio fascista", per il prevalente colore nero indossato dai partecipanti e la disposizione "in ranghi e file ordinate". Insomma, non solo braccia tese ma "un gesto collettivo, organizzato" che avrebbe integrato una notevole "portata offensiva" e anche "il rischio di proselitismo", tanto da far convergere per l'evento su Roma militanti da tutta Italia.
C'è spazio, nell'appello, anche per una polemica tra magistrati, con le toghe romane che definiscono "fuorvianti" alcuni passaggi della sentenza del gup, in particolare dove questa definisce "irrilevante" il migliaio di persone presenti nel valutare il potenziale propagandistico della ricorrenza.
E se piazzale Clodio non ci sta, accanto ai magistrati romani ecco anche l'Anpi, parte civile nel procedimento, che ha deciso a sua volta di presentare appello contro il proscioglimento. Ora, a decidere se quei saluti romani erano apologia del fascismo o una semplice commemorazione politica, saranno i giudici d'appello.