Polonia, sfida all'Europa Il trionfo dei sovranisti "Maggioranza assoluta"

Gli elettori premiano la destra di Diritto e Giustizia, il partito in lotta con Bruxelles

Gli exit poll trasmessi ieri sera alle 21 dalla tv di Stato polacca lasciano pochi dubbi: i conservatori euroscettici del partito Diritto e Giustizia (in sigla PiS) avrebbero conseguito la maggioranza assoluta (239 seggi sui 460 del Sejm, l'Assemblea Nazionale di Varsavia) e dovrebbero quindi continuare a governare la Polonia anche nei prossimi quattro anni. Se il 43,6% dei voti dichiarati all'uscita dai seggi sarà confermato dal conteggio delle schede, il più grande Paese dell'Europa orientale membro della Ue continuerà a rappresentare una spina dolente nel fianco di Bruxelles, con le sue posizioni nazionaliste, tradizionaliste e sostanzialmente ostili ai valori comuni europei che qui vengono invece percepiti da moltissimi come un'intrusione nel sentire popolare, vicino alla Chiesa cattolica ancora molto forte soprattutto nelle campagne.

È dunque risultata sconfitta la scommessa giocata dalla assai eterogenea coalizione formata dalla Coalizione Civica liberal-conservatrice (in sigla KO) costruita attorno al partito centrista Piattaforma civica (in sigla PO), dall'Alleanza di Sinistra e dal piccolo partito popolare agrario, che puntava a conseguire la maggioranza assoluta, o almeno a costringere il PiS a una coalizione di unità nazionale. Tutto dipendeva, in ultima analisi, dall'approdo o meno nell'Assemblea Nazionale di Varsavia di forze politiche minori come il partito agrario e come la lista di estrema destra Konfederacja, che avrebbero determinato la distribuzione dei seggi in Parlamento. Ma i numeri forniti dagli exit poll escludono ogni ambiguità, anche se dovranno essere confermati da un conteggio ufficiale dei suffragi espressi da quasi 20 milioni di elettori. Secondo questi dati, il PiS ha ottenuto 239 seggi, mentre la Coalizione Civica si sarebbe fermata a 130. Alla sinistra andrebbero 43 seggi, e agli agrari una trentina. Alle precedenti elezioni del 2015, il PiS aveva ottenuto il 37,6% dei voti, sufficienti però anche in quella occasione a controllare la maggioranza assoluta dei seggi sia alla Camera sia al Senato.

Il leader del PiS Jaroslaw Kaczynski, sostenuto da una Chiesa cattolica che non ha limitato toni aggressivi nei confronti degli omosessuali, ha puntato senza risparmio sulla retorica nazionalista, tradizionalista e antieuropea, ma anche su promesse di rafforzare il welfare a vantaggio dei ceti più poveri, per assicurare al premier uscente Mateusz Morawiecki il ritorno alla guida dell'esecutivo. La Polonia rimane di fatto spaccata tra due fronti, divisi soprattutto rispetto al rapporto del Paese con l'Ue, di cui Varsavia rappresenta una più che rispettabile sesta forza, destinata presto a diventare la quinta quando Londra si sarà definitivamente separata dalla Ue. Bruxelles non fa mistero di considerare l'attuale governo un problema serio per il rispetto dei valori comuni dell'Unione, puntando in particolare il dito accusatore contro le riforme che hanno limitato l'indipendenza del sistema giuridico nazionale, un po' come è accaduto nell'Ungheria di Viktor Orbàn.

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.
Commenti
Ritratto di giùalnord

giùalnord

Lun, 14/10/2019 - 10:04

Si spera nello stesso risultato in Italia.

Ritratto di 02121940

02121940

Lun, 14/10/2019 - 12:28

Siamo tutti sovranisti. Ma ciò non piace all'Europa dominante, quella degli eredi di Hitler e dei "paesi forti", sempre in linea con gli insegnamenti di Merkel e dintorni.