Per Pompei piano da 105 milioni Servirà o sarà un nuovo spreco?

Fondi Ue per videosorveglianza, nuove luci e più aree visitabili. Ma i custodi si oppongono a tutto: "Qui comandiamo noi"

Per Pompei piano da 105 milioni Servirà o sarà un nuovo spreco?

Il professor Massimo Osanna viene dalla carriera accademica, ma da un anno è il «sindaco» della città morta più viva del mondo: Pompei. «Ci sono giorni - spiega Osanna al Giornale - in cui l'area archeologica degli scavi è “abitata” da oltre 20 mila turisti». Osanna - che ha la fortuna di un cognome con invocazione incorporata - non è ovviamente il «sindaco» di Pompei, ma il «Responsabile della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia» (ma tanta roba ci starà sul bigliettino da visita?): ruolo che - capirete bene - è ben più complesso di quello di un semplice primo cittadino, tipo Marino, Pisapia o addirittura De Magistris.

Ma, scherzi a parte, il professor Osanna, da bravo lucano doc, non è uno che si risparmia sul lavoro. Da un anno sta tentando di rivitalizzare l'incommensurabile patrimonio artistico-culturale della necropoli distrutta dal Vesuvio nella notte dei tempi e oggi insidiata dalla non meno distruttiva eruzione lavica della burocrazia. Osanna paga anni di immobilismo da parte di chi l'ha preceduto su quella scomoda poltrona della Soprintentenza. Un immobilismo tanto deleterio da mettere a rischio addirittura l'utilizzazione di ben 105 milioni di messi a disposizione dall'Unione Europea.

«Un rischio che per fortuna, nell'ultimo anno, abbiamo fugato del tutto - assicura il soprintendente -. Basta fare un giro negli scavi per comprendere la mole di cantieri attivi che siamo certi miglioreranno la fruibilità di uno dei siti archeologici più suggestivi al mondo».

Il professor Osanna risponde alle domande del Giornale con cortesia e determinazione. Qualche esempio di come Pompei cambierà? «Grazie ai fondi Ue sbloccati e ai finanziamenti ministeriali rivoluzioneremo il sistema di videosorveglianza, di illuminazione e di recinzione; sempre per quanto riguarda la sicurezza ci affideremo, per i turni di notte, a vigilantes privati».

Nota dolentissima: le continue vertenze sindacali dei custodi, da sempre professionisti nel gettare sabbia negli ingranaggi di qualsiasi novità. Ma anche su questo fronte Osanna è rassicurante: «La mia gestione sta puntando sulla capacità di dialogo con i lavoratori. Credo che questa strada porterà ottimi frutti». Intanto però i turisti continuano a trovare i cancelli chiusi a causa di «assemblee sindacali»: agitazioni che appena qualche settimana fa hanno costretto Osanna a chiedere personalmente scusa ai turisti rimasti fuori. «Disagi di questo tipo sono in netto calo - replica il soprintendente -. Io non ho difficoltà comunque a “metterci la faccia” e devo dire che ho trovato da parte dei turisti la massima comprensione».

Turisti (soprattutto quelli stranieri) che saranno pure comprensivi, ma che certo, trovando tra gli scavi branchi di cani randagi, non tornano in patria con un buon ricordo di Pompei. «Di cani - garantisce il professor Osanna - ormai ne sono rimasti pochissimi e sono quasi elementi folcloristici». Un «folclore» di cui, francamente, nessuno avverte il bisogno. A cominciare da Sergio Rizzo che sul Corriere della Sera ha denunciato lo sperpero di ben «105 mila euro per censire 55 cani randagi e dotare ciascuno di loro di relativa pagina web mentre il sito archeologico andava in malora. Censirli, sia chiaro: non farli traslocare».

Già, gli sprechi. A Pompei in passato se ne sono visti tanti e non vorremmo che questi 105 milioni «europei» venissero utilizzati in malamente.

«Mi sento di escluderlo - precisa il soprintendente -. Questi soldi serviranno anche per acquisire al nostro patrimonio nuove aree archeologiche che renderanno la visita agli scavi ancora più suggestiva, con itinerari tematici e servizi qualitativamente all'avanguardia».

In programma anche una sorta di gemellaggio con Matera, appena nominata capitale europea della cultura per il 2019. «A dicembre sarò all'Università della Basilicata per una lezione sul modello-Pompei - conclude il professor Osanna -. Pompei e Matera rappresentano per la cultura mondiale due fiori all'occhiello». Farli appassire sarebbe un delitto.

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