Ancora paura per Camillo Ruini. Il cardinale emiliano, 95 anni compiuti lo scorso febbraio, si trova da qualche giorno in condizioni definite "impegnative". Già a settembre la salute dell'ex presidente della Conferenza episcopale italiana aveva fatto preoccupare per un blocco renale. A luglio 2024, invece, Ruini aveva subito un ricovero d'urgenza al Policlinico Gemelli per un infarto dal quale si era ripreso. La crisi di questi giorni non ha portato a un ricovero in ospedale: il porporato italiano è infatti assistito, anche mediante l'utilizzo di ossigeno, da un team medico nel suo appartamento all'interno del Pontificio Seminario Romano Minore. Costretto alla sedia a rotelle da qualche anno, Ruini è ancora pienamente lucido e segue con attenzione ciò che avviene in Italia e all'interno della Chiesa. Tra i suoi ultimi interventi pubblici c'è stata l'intervista concessa al nostro giornale a fine gennaio e nella quale ha dato il suo endorsement al Sì per il referendum sulla giustizia. Il suo nome ha segnato la storia della Chiesa e della politica italiana degli ultimi 40 anni. Era il 1985 quando, giovane vescovo ausiliare di Reggio Emilia, si fece notare da Giovanni Paolo II per il suo lavoro nella preparazione del Convegno ecclesiale di Loreto. Da allora, Ruini divenne il più fedele interprete della linea programmatica wojtylana intenzionata a ridare alla Chiesa un ruolo guida nella società secolarizzata. La nomina a segretario generale nel 1986 inaugurò il cosiddetto ventennio ruiniano nella Cei, caratterizzato dalla piena sintonia con Giovanni Paolo II prima e con Benedetto XVI poi. Il 1991 fu l'anno dell'ascesa con la promozione a presidente dei vescovi italiani, la nomina a vicario di Roma e la creazione a cardinale insieme ad altri 21 (tra cui Angelo Sodano, un altro grande protagonista della Chiesa contemporanea). Fu lui, in qualità di capo della Cei, a gestire la fase successiva alla fine dell'unità politica dei cattolici. La sua capacità di far pesare la voce della Chiesa nella vita pubblica italiana durante i sedici anni di presidenza della Cei ha fatto sì che venisse coniato anche il termine "ruinismo". Il suo decisionismo e l'intesa con il centrodestra di Silvio Berlusconi sul terreno comune della difesa dei cosiddetti "principi non negoziabili" gli sono costati nel corso degli anni le critiche di chi lo considera l'emblema dell'ingerenza ecclesiale nella politica italiana.
In questo senso, celebre è diventato il ritornello "eminence" con cui la comica Luciana Littizzetto lo punzecchiava nei programmi di Fabio Fazio. I suoi sostenitori, invece, hanno sempre preferito chiamarlo "don Camillo" per l'assonanza caratteriale e valoriale col celebre personaggio creato da Giovannino Guareschi.