Prescrizione, si cambia ancora: stop solo dopo una condanna

In Commissione la richiesta dell'Anm. Le toghe bocciano anche le sanzioni per i giudici sui processi lumaca

Prescrizione, si cambia ancora: stop solo dopo una condanna

Tempo di riforme per la giustizia, e a mettere il pepe sulla coda a una maggioranza che cerca la quadra tra nuovo Csm e riforma dei processi ci pensa pure la Commissione europea, che nella sua relazione sullo stato di diritto nell'Ue, quanto all'Italia, rimarca come «l'efficacia delle misure repressive» sia «ostacolata dall'eccessiva durata dei procedimenti penali». Ricordando, appunto, che «è in discussione una riforma globale per snellire la procedura penale». E ieri, proprio sul disegno di legge per l'efficienza del processo penale e per la «celere definizione» dei processi pendenti in appello, che da giugno è all'esame della commissione Giustizia, sono stati ascoltati i vertici dell'Anm e il procuratore nazionale antimafia Fedrico Cafiero De Raho.

Il presidente dell'Anm Luca Poniz, per cominciare, ha rivendicato la genesi della proposta di modifica della sospensione delle prescrizione contenuta nel testo del disegno di legge, che prevede la sospensione dopo il primo grado solo in caso di condanna, tornano dunque alla Riforma Orlando e «correggendo» la riforma della prescrizione voluta da Bonafede, con sospensione della prescrizione anche in caso di assoluzione.

Per il sindacato delle toghe, il passo indietro non sembra essere un problema, visto che «si ritorna a una nostra proposta originaria», spiega Poniz, «cioè all'interruzione della prescrizione possibile, ma con una condanna». E sempre il numero uno dell'Anm ha ammesso che i numeri del sistema giustizia dimostrano «in maniera molto chiara» che esiste un problema di efficienza. Provocato anche da un grande carico di lavoro che però, si è giustificato Poniz, «non è figlio del modello inquisitorio del nostri pubblici ministeri ma deriva dalle notizie di reati». Qui i vertici dell'organismo rappresentativo dei magistrati italiani hanno chiuso il capitolo delle concessioni autocritiche per poi alzare paletti su altri punti «sgraditi» della riforma. È stato il segretario Anm Giuliano Caputo a cambiare linea, prima sottolineando come non servano le sanzioni disciplinari previste dal ddl in caso di violazione dei tempi stabiliti in quanto «abbiamo già un sistema che funziona», per poi aggiungere, restando sull'argomento, che sia «illusorio pensare di predeterminare i tempi delle indagini preliminari dei processi», come prevede il testo della riforma. Anche Poniz, del resto, ha rimarcato come l'Anm condivida «molte cose» del progetto di riforma del processo, ma ritenga invece «inaccettabili», appunto, «la rigida predeterminazione indagini preliminari e la discovery obbligatoria degli atti, oltre che "le sanzioni disciplinari» in caso di mancato rispetto dei tempi. Questo perché, secondo Poniz, «la previsione di un ulteriore illecito disciplinare mette il pm nel timore di incorrere in sanzioni e rischia di creare una giurisdizione difensiva».

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