Il prete era sieropositivo ma lo nascose ai partner

Don Spagnesi accusato di lesioni gravissime: due contagiati, ma in trenta sono a rischio

Il prete era sieropositivo ma lo nascose ai partner

Non bastava venire additato alle cronache come il prete-pusher, né aver sottratto alle casse della sua parrocchia decine di migliaia di euro dalle offerte dei fedeli per acquistare droga da consumare in festini e incontri sessuali. Ora per don Francesco Spagnesi, il prete quarantenne arrestato la settimana scorsa a Prato per traffico di droga e appropriazione indebita, arriva un altro pesantissimo capo d'accusa: il sacerdote è infatti indagato anche per tentate lesioni gravissime. In particolare, secondo la procura pratese che indaga sulla vicenda, l'uomo non avrebbe rivelato ad alcuni dei suoi partner sessuali la sua sieropositività: non facendone menzione avrebbe contagiato altri tra i partecipanti ai festini hot, nei quali era coinvolto come organizzatore anche il compagno di don Spagnesi, Alessio Regina.

Quest'ultimo non è indagato, nella vicenda delle lesioni, anzi sarebbe eventualmente una parte offesa. Proprio ieri, infatti, ha acconsentito a sottoporsi al testo dell'Hiv ed è in attesa di conoscere l'esito. Nel frattempo, almeno altre due persone, frequentatori abituali degli incontri a luci rosse con il sacerdote e reclutati attraverso annunci su siti ad hoc, avrebbero comunicato agli inquirenti di essere risultati positivi al test. Il numero di coloro che potrebbero essere stati contagiati potrebbe crescere, poiché - secondo quanto emerso dalle dichiarazioni dello stesso prete durante l'interrogatorio di garanzia ai festivi avrebbero partecipato con regolarità circa una trentina di persone. Inoltre, sarebbe sieropositivo da una decina d'anni e in questo lasso di tempo avrebbe consumato più volte rapporti sessuali non protetti con partner occasionali. Una circostanza che, evidenziando la pericolosità sociale dell'ex parroco pratese, avrebbe spinto la procura ha indagarlo anche per lesioni gravissime, reato per il quale il codice penale prevede una pena dai 6 ai 12 anni.

Dopo l'arresto di don Spagnesi, avvenuto una settimana fa tra lo stupore della comunità di Castellina, nella diocesi di Prato, ieri mattina gli investigatori hanno compiuto una nuova perquisizione sia nell'abitazione dell'ormai ex parroco, dove l'uomo si trova ai domiciliari, sia nella casa del compagno Alessio Regina. Don Spagnesi era stato arrestato con l'accusa di aver importato dall'Olanda cocaina e Gbl, la «droga dello stupro»: gli inquirenti hanno scoperto che la droga, di cui il prete aveva rivelato la dipendenza alle gerarchie ecclesiastiche dopo la scoperta di importanti ammanchi economici, veniva pagata attraverso le offerte dei fedeli.

L'indagine era iniziata lo scorso agosto, quando gli agenti fermarono Alessio Regina con un litro di «Gbl» proveniente dall'Olanda. É in quell'occasione che gli inquirenti avrebbero avuto conferma del coinvolgimento di don Spagnesi, il quale secondo la squadra mobile - assicurava attraverso i soldi della parrocchia il denaro per l'acquisto della droga, tra mezzo litro e un litro per volta. Dal cellulare del prete gli investigatori sono risaliti ad almeno una decina di partecipanti ai festini e hanno trovato «tracce evidenti dell'attività illecita».

Da tre settimane il vescovo Giovanni Nerbini aveva allontanato don Spagnesi dalla parrocchia dell'Annunciazione a Castellina e la Diocesi gli aveva imposto un cammino di riabilitazione psicoterapeutica con uno specialista.

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