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La procura affossa il Fatto: tutto secondo le regole nella grazia alla Minetti

Il pg di Milano smonta l'inchiesta sulle presunte anomalie nel procedimento di clemenza: "False le notizie riportate dalla stampa"

La procura affossa il Fatto: tutto secondo le regole nella grazia alla Minetti
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Nulla. Il nulla assoluto. A cinquanta giorni dall'esplosione dello scandalo - prima mediatico, poi politico - sulla grazia concessa dal Presidente della Repubblica a Nicole Minetti, la Procura generale di Milano tira le somme dell'inchiesta sui presunti abusi, irregolarità, reati e misteri che secondo il Fatto quotidiano avrebbero accompagnato l'iter del procedimento di clemenza. E la conclusione del procuratore generale Francesca Nanni è netta: nulla di quanto affermato in queste settimane è vero. Ad accertamenti conclusi, il Procuratore rivendica la correttezza del parere positivo con cui inviò il fascicolo al ministro della Giustizia, che lo trasmise a sua volta al Quirinale per la decisione finale di Sergio Mattarella. Che il 18 febbraio scorso firmò il decreto. Ma che dopo l'inizio della campagna di stampa ha chiesto, come era inevitabile, che si tornasse a scavare.

La risposta della Procura generale di Milano viene trasmessa ieri al ministro Nordio, che la inoltra immediatamente al Colle. E la risposta sembra destinata a tranquillizzare il capo dello Stato. Con una sorta di meticoloso fact cheking, il Procuratore analizza uno per uno gli elementi messi alla base dell'inchiesta del quotidiano di Marco Travaglio per approdare a una conclusione lapidaria: "i fatti riportati nelle notizie di stampa non corrispondono al vero", si legge; "non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito". Ed eccoli, uno per uno, i punti su cui si è concentrata l'inchiesta-bis della Procura generale. Viene smontato lo scenario più cupo evocato negli articoli, la morte in circostanze oscure dell'avvocata dei genitori naturali del bimbo adottato dalla Minetti e dal compagno Giuseppe Cipriani: sbaglio di persona, a morire in circostanze "non chiare" è stato in realtà il legale del bambino, che peraltro era "favorevole alla adozione", e comunque la magistratura uruguaiana ha spiegato che sulla morte dell'avvocato "non vi sono ipotesi di reato". Viene smentita l'esistenza di un contenzioso legale contro l'affidamento del piccolo alla coppia italiana, "non vi è stata alcuna battaglia legale non essendosi costituiti i genitori naturali", e d'altronde la madre biologica è "risultata da sempre irreperibile". Vengono smentite le voci di guai giudiziari della coppia italiana nel paese sudamericano e nemmeno in Spagna, "non vi sono segnalazioni di reato o pendenze giudiziarie di alcuna natura di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani"; la trasformazione della tenuta di Cipriani a Punta de l'Este in un ritrovo di feste a luci rosse, descritta nell'intervista del Fatto a una ex massaggiatrice, viene smentita non solo da dipendenti interrogati nelle indagini difensiva dai legali della Minetti ma anche dagli accertamenti dei carabinieri italiani. E viene smentito soprattutto il più odioso dei comportamenti attribuiti all'ex consigliera lombarda, essersi trincerata dietro la malattia del bambino per accampare cure e impegni inesistenti: "è confermato il grave quadro sanitario del minore in cura al Boston Children's Hospital che richiede la presenza della madre in occasione di controlli e terapie".

"Potremmo essere stati poco perspicaci", si era schermita la Nanni all'inizio della vicenda, annunciando la riapertura degli accertamenti, pur dichiarandosi "ferita dalla malafede di chi vede favoritismi".

Ora il Procuratore può vantarsi invece di avere visto giusto dall'inizio, nel dare via libera a una misura umanitaria e priva di controindicazioni. E chiude una vicenda dove, tra polemiche roventi e richieste di dimissioni dell'intero governo, ad andarci di mezzo è stata solo la riservatezza di un bambino sfortunato.

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