La procura di Brescia indaga sui pm di Milano. Il Csm contro Davigo

Fascicolo sui verbali dell'avvocato Amara. Il Consiglio: "Comunicazioni irricevibili"

La procura di Brescia indaga sui pm di Milano. Il Csm contro Davigo

Come era prevedibile, il primo ad andarci di mezzo sarà chi ha permesso che la brutta storia dei verbali segreti dell'avvocato Amara venisse a galla: Paolo Storari, il pm milanese che di fronte alla impossibilità di scavare sulle dichiarazioni del torbido legale messinese sulla presunta «loggia Ungheria» ebbe la malaugurata idea di consegnare le carte a Piercamillo Davigo. Finora era sembrato che Storari se la potesse cavare con il provvedimento disciplinare pubblicamente annunciato dal procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi. Ieri invece arriva la notizia che la Procura di Brescia, competente a indagare sui reati commessi dai magistrati milanesi, sta iniziando una inchiesta. «Siamo all'inizio dell'inizio. Sto acquisendo notizie e informazioni, formalmente il fascicolo conoscitivo non ancora aperto, è questioni di giorni», dice il procuratore Francesco Prete. Ed è chiaro che il primo bersaglio sarà Storari, che - comunque si guardi la cosa - ha violato ogni regola, consegnando brevi manu a Davigo le copie di lavoro dei verbali.

Ma l'annuncio di Prete non è una brutta notizia solo per Storari. Perché se viene aperta una inchiesta sulla gestione del caso Amara da parte della Procura di Milano sarà per forza una inchiesta a 360 gradi. Che dovrà non solo analizzare il gesto scomposto di Storari ma anche capire perché quei verbali siano stati tenuti chiusi nei cassetti per mesi, nonostante la loro esplosività, con gli elenchi di alti gradi di diverse gerarchie statali tirati in ballo come componenti della associazione segreta.

Alla fine, qualche nome è finito nel registro degli indagati: ieri negli ambienti giudiziari milanesi si apprende che quando il fascicolo lasciò il capoluogo lombardo per Perugia c'erano già tre nomi di inquisiti. Ma tutto accade dopo che Storari ha deciso di scatenare la sua offensiva contro l'insabbiamento. Prima Storari premeva per indagare, i suoi capi - a partire da Francesco Greco - frenavano. Risultato: ieri si apprende che il pm iniziò a formalizzare il suo disagio con una serie di mail mandate al procuratore per chiedere l'apertura di una inchiesta, senza nemmeno ottenere risposta.

Se si inizia a scavare in questa direzione può saltare fuori di tutto. Se non altro, andrebbe capito quali rapporti intrattenevano nel 2018 i vertici della Procura milanese con il procuratore generale di Messina Vincenzo Barbaro, che il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale trattava con grande dimestichezza invitandolo a coordinarsi con lui. Due mesi fa si è scoperto che i veleni di Amara hanno investito anche Barbaro, accusandolo di essere una sorta di talpa delle indagini sul circuito legato a Luca Palamara e all'imprenditore Fabrizio Centofanti.

La Procura di Milano (e insieme a lei quella di Perugia) inizialmente avevano cercato di non infierire sul reprobo Storari, non incriminandolo e mandando il fascicolo a Roma perché procedesse solo contro Marcella Contrafatto, l'impiegata del Consiglio superiore della magistratura che ha inviato in forma anonima i verbali al Fatto e a Repubblica. Accusa: violazione del segreto d'ufficio. Ma se gli atti erano segreti, non si capisce perché debba risponderne solo la funzionaria del Csm: che non è certo l'unica ad averli maneggiati fuori da ogni regola. La Contrafatto non appare intimidita né pentita, tanto che ieri presenta ricorso per farsi riconsegnare il materiale che la Finanza le ha sequestrato. L'inchiesta della Procura di Roma è iniziata con la ricostruzione dei legami della donna. Ma un passaggio decisivo sarà l'interrogatorio di Piercamillo Davigo, che era il capo della funzionaria quando Storari gli consegnò le minute dei verbali di Amara. Delle due l'una. O Davigo dichiara che la sua segretaria si è impadronita dei verbali a sua insaputa, accusandola di furto. O ammette di avere non solo accettato da Storari quelle carte, la cui provenienza illecita era evidente, ma anche di averle messe a disposizione della Contrafatto.

Un atteggiamento, quello di Davigo, che ieri l'ex ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick definisce «sconcertante». E, quel che è peggio per l'ex «Dottor Sottile», viene investito da una dure presa di posizione di rara durezza del Csm: la «sommaria comunicazione verbale» da parte di Davigo dei verbali ricevuti da Storari era «irricevibile» perchè basata su «atti non identificabili».

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