Caltagirone: "Ma lei è il grande comandante Lovaglio!". Lovaglio: "Abbiamo fatto una bella operazione". Caltagirone: "Mi pare fantastico, io le faccio i complimenti perchè è stato molto bravo". Lovaglio: "Il vero ingegnere è stato lei, io eseguo solo l'incarico. Godiamoci questa cosa, ha ingegnato una cosa perfetta, complimenti per l'idea". Caltagirone: "È andata come doveva". Lovaglio: "È andata come meritavamo".
È il 18 aprile scorso, i trojan della Guardia di finanza registrano in diretta i commenti all'assemblea tenuta il giorno prima del Monte dei Paschi di Siena. Luigi Lovaglio, amministratore delegato della banca senese, parla con Francesco Gaetano Caltagirone, e il tono della conversazione secondo la Procura della Repubblica di Milano è la conferma piena della pista che l'indagine sta seguendo da mesi: l'esistenza di un accordo occulto con Mps per portare Caltagirone e Delfin, la holding dei Del Vecchio, al controllo di Mediobanca e di conseguenza delle Generali. Un piano che secondo i pm guidati dal procuratore Marcello Viola era coltivato senza successo da Caltagirone e Del Vecchio già dal 2019, e che viene finalmente coronato grazie alla scalata al fortino di Mediobanca lanciata in gennaio da Montepaschi con l'Offerta pubblica di scambio che porta a rastrellare l'86 per cento delle azioni di Piazzetta Cuccia.
L'intera operazione, si legge nel decreto di perquisizione eseguito venerdi dalla Gdf, è stata compiuta sia violando la legge sui mercati finanziari sia impedendo alla Consob, alla Banca centrale europea e all'Ivass di poter esercitare il loro controllo. I tre indagati "omettevano di comunicare al mercato e alle autorità di vigilanza l'esistenza di un accordo tra Delfin (la holding lussemburghese del gruppo Luxottica, ndr) il gruppo Caltagirone e lo stesso Lovaglio volto a far ottenere ai primi due il controllo, nella forma dell'influenza dominante, di Mediobanca". Pena fino a sei anni di carcere per il primo reato, fino a quattro anni per il secondo. A Caltagirone, Lovaglio e al presidente di Delfin Francesco Milleri vengono sequestrati telefoni e computer che verranno analizzati con una lunga serie di parole chiave per individuare "quando, come, sulla base di qual studi ed analisi e con quali interlocutori e prospettive sia stata concepita e poi realizzata l'Ops di Mps su Mediobanca".
La tesi di fondo della Procura milanese è netta: "L'Indagine ha fatto emergere un grave quadro indiziario (...) Per i pm l'acquisizione del controllo di Mediobanca è avvenuta in palese violazione delle norme a tutela della correttezza delle operazioni del mercato finanziario". Delfin e Caltagirone avrebbero dovuto rendere noto da subito che agivano di comune accordo per conquistare Mediobanca e Generali, ma questo avrebbe reso tutto più complicato. Fondamentale, secondo la Procura, è stata la complicità di Mps che al momento di lanciare l'attacco avrebbe dovuto rendere noto l'accordo con i due gruppi: "Nell'offerta sui titoli di Mediobanca presentata da Mps è contenuta la falsa dichiarazione dell'offerente di non operare di concerto con altri soggetti (...) la mancata dichiarazione del concerto ha reso indecifrabile all'esterno l'effettiva titolarità del potere di controllo (...) ciò che è chiaro soltanto oggi è che Delfin e Caltagirone si trovano in posizione nettamente dominante e la stessa posizione ricoprono anche in Generali".
Un ruolo cruciale, nella ricostruzione dei pm, viene assegnata alle modalità con cui il Mef, il ministero dell'economia e delle finanze, ha messo in vendita le quote di Mps comprate da Caltagirone e Delfin per partecipare alla scalata a Mediobanca: una accelerated book building affidata a Banca Akros, conclusa in soli cinque minuti, senza rendere noto ai mercati che il pacchetto di azioni disponibile si era raddoppiato, "caratterizzata da opacità e anomalie e comunque costruita in modo tale che risultassero acquirenti i soggetti che avevano condiviso e che avrebbero beneficiato del progetto di controllo di Mediobanca". Non ci sono esponenti del governo indagati, ma la Procura si tiene esplicitamente una porta aperta, dicendo che nella procedura varata dal ministero "non sono state isolate, al momento in cui si scrive, condotte che configurino di per sé sole reato", ma rimarca che nella relazione inviata alla Consob il direttore generale del ministero Francesco Soro "ha negato contatti o interlocuzioni con gli investitori che hanno poi acquisito partecipazioni": contatti invece confermati da Romolo Bardin, amministratore di Delfin, secondo cui "Milleri aveva raccolto l'interesse del Mef per la creazione di un nucleo di investitori italiani in Mps".
Fari puntati anche sul governo, dunque.
Anche perché, ricordano i pm, a "consentire a Delfin e Caltagirone di entrare nella cabina di regia" di Mps sono le dimissioni di cinque consiglieri di amministrazione: tre "richieste o imposte" dal ministero. E "il dichiarato ancorché generico sostegno del Mef ha rassicurato il mercato circa il buon esito dell operazione".