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Le Procure divise sulla pandemia: poche condanne molte archiviazioni

Da Forlì a Bolzano, giustizia in ordine sparso sulle forniture e sui certificati

Le Procure divise sulla pandemia: poche condanne molte archiviazioni
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Per colpa di un'interpretazione un po' elastica di una norma del governo di Giuseppe Conte in pandemia - gli articoli 15 e 16 del dl Cura Italia del 17 febbraio 2020 - da consorzi cinesi nati in pochi giorni come il famoso Whenzhou sono arrivate milioni di mascherine farlocche e inutili, strapagate con commissioni milionarie, sdoganate anche se con il marchio Ce contraffatto previa autocertificazione, mentre altre mascherine certificate e a prezzi più bassi offerte da società italiane come la Jc Electronics di Diego Bianchi e la Ares Safety di Giovanni Buini sarebbero rimasti fuori. "Era un mercato di guerra con una fluttuazione incredibile di prezzi", aveva detto in commissione Covid il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano, secondo cui da febbraio all'estate 2020 mascherine inidonee sarebbero finite nelle corsie degli ospedali, col beneplacito della struttura commissariale. Eppure da questo scandalo clamoroso sono scaturite poche condanne.

Nonostante il parere negativo di Iss e Inail, intere forniture di mascherine accompagnate da certificati rilasciati da enti non accreditati (come Ecm o Icr) sono state indossate da infermieri e medici ma anche poliziotti e forze dell'ordine. Sono quelle comprate dal commissario all'Emergenza Domenico Arcuri, accusato di aver fatto ottenere ad alcuni imprenditori come l'ex giornalista Rai Mario Benotti (deceduto nel 2023, ndr) tramite relazioni personali e occulte un'esclusiva nella forniture di maschere chirurgiche per 1,251 miliardi. Per lui la Procura di Roma ha chiesto un anno e 4 mesi per abuso d'ufficio (reato abolito), le ipotesi di peculato e corruzione si sono perse per strada.

Alle "sue" mascherine le Dogane avrebbero garantito dei controlli a vista, ("icto oculi", ha detto l'altro giorno l'ex dg delle Dogane Marcello Minenna in commissione Covid) in barba alla legge e ai potenziali reati, che secondo lo stesso Minenna sarebbero stati "derogati" dal Cura Italia. "Il Cts recepiva i pareri dell'Iss e dell'Inail sulla valutazione documentale, non tecnica delle mascherine. Non era compito del Cts verificarle", si era difeso Ciciliano.

Per legge i fornitori andavano accusati ai sensi dell'articolo 331 del Codice di procedura penale, in quanto "pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio" che (ex articolo 347) "avendo notizia di un reato perseguibile di ufficio, devono farne denuncia al magistrato o alla polizia giudiziaria per iscritto, anche quando non sia individuata la persona alla quale il reato è attribuito, senza ritardo". È stato accertato da numerose indagini della Guardia di Finanza in tutta Italia, da Forlì a Bolzano passando per gli aeroporti di Malpensa e Fiumicino, fino a Gorizia e Roma. Alcuni processi si sono arenati, altri sono finiti in un nulla di fatto, a causa di capii d'accusa errati o reati estinti o peggio ancora prescritti. Alcune mascherine farlocche già pagate neanche si sono viste. Come quelle comprate dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti in una commessa da 35,9 milioni per la fornitura di 9,5 milioni di mascherine (di cui 11 milioni di euro già versati) alla società Ecotech, priva persino della fidejussione per operare all'estero. La Corte dei Conti e l'Anac hanno archiviato la posizione dell'ex segretario Pd, scagionato dall'accusa di danno erariale.

A Bolzano invece la Corte dei conti ha condannato due manager della sanità che avrebbero falsamente certificato alcune mascherine cinesi comprate dalla Asl altoatesina nel marzo del 2020 tramite il gruppo Oberalp, risultate invece inutilizzabili. Per un stock di 35 milioni di mascherine cinesi "scadenti" con marchio CE falsificato, sequestrate a Malpensa, l'ex presidente della Camera Irene Pivetti si è beccata una condanna pesante. A Gorizia erano stati sequestrati 250 milioni di pezzi non a norma, scadenti e con capacità filtrante fuorilegge nel marzo del 2020, la Procura di Roma ha chiesto di avocare a se questo filone e uno di Busto, ma non se ne sa più nulla.

È stata archiviata anche l'indagine sulla denuncia di Buini, che ha raccontato di una sorta di tangente "mascherata" chiesta da due legali dello Studio Alpa (mentore di Giuseppe Conte) Gianluca Esposito e Luca Di Donna per far passare uno stock da 160 milioni di mascherine da Arcuri. Anche l'ex leghista Gianluca Pini, a processo con Minenna (accusato di corruzione), è stato recentemente assolto. Le mascherine non erano a norma, ma alla magistratura non è bastato.

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