Procure scatenate su Fontana. Copiato il cellulare della moglie

I Pm: "Diffuso coinvolgimento". Il governatore: "Sono tranquillo". Intanto per i fondi della Lega si cerca a Ferrara

C'è un clima da assedio che incombe su Attilio Fontana. Prima, due giorni fa, la perquisizione a casa, con una «modalità piuttosto aggressiva» (secondo il suo legale), per il caso Diasorin-San Matteo. Poi ieri mattina il bis, con la Guardia di Finanza di Milano che ha eseguito acquisizioni «mirate», cioè condotte sulla base di parole-chiave nei cellulari di indagati e «protagonisti» della vicenda legata alla fornitura alla Regione Lombardia di camici dalla Dama spa, società del cognato. L'operazione di ieri non ha riguardato il telefono del presidente, ma quelli dell'ex dg di «Aria» (azienda regionale), di una dirigente e di vari funzionari regionali, anche non indagati. Tra i dati acquisiti ci sarebbero anche quelli contenuti nel cellulare della moglie di Fontana, e degli assessori Davide Caparini e Raffaele Cattaneo. Nella richiesta di consegna dei cellulari firmata dalla Procura di Milano si legge che c'è «il diffuso coinvolgimento di Fontana in ordine alla vicenda relativa alle mascherine e ai camici accompagnato dalla parimenti evidente volontà di evitare di lasciare traccia del suo coinvolgimento mediante messaggi scritti».

«Non sono minimamente preoccupato, faccio tutte cose assolutamente legittime» ha detto ieri il governatore, mentre si trovava a Lodi per incontrare i medici e il «paziente Uno» di Codogno. Ma a completare il quadro di un assedio politico-mediatico arrivano le dichiarazioni di chi, come i 5 Stelle, prova a cavalcare queste vicende, a partire dall'ex ministro Danilo Toninelli, mentre il consigliere Massimo De Rosa - affidandosi all'olfatto - attacca a testa bassa dichiarando che «la vicenda Diasorin puzzava di bruciato».

Per il caso dei test sviluppati dalla multinazionale del farmaco con il San Matteo, mercoledì mattina alla porta del governatore - che non è indagato, né teme di esserlo - si sono presentati le Fiamme gialle di Pavia che hanno fatto copia di file, chat e registro delle chiamate del suo cellulare. Un'operazione durata circa un'ora, ha raccontato l'avvocato del presidente, Jacopo Pensa. Acquisizioni analoghe hanno riguardato anche i cellulari dell'assessore al Welfare Giulio Gallera, e di Giulia Martinelli, capo segreteria di Fontana. Pensa ha fatto sapere che valuterà un ricorso al Tribunale del riesame, e ha parlato di «una procedura molto invasiva e spettacolare». «Alle 7 del mattino - ha detto - di solito arrestano la gente». «Credo abbia usato il termine giusto - ha confermato Fontana - perché oltretutto non è neanche circoscritto alla fattispecie contestata ma a quella che si definisce pesca a strascico». Sempre rispondendo a una domanda sul metodo di questa iniziativa e sui dubbi che ha destato, Fontana ha spiegato che «evidentemente ho sì delle chat con parlamentari, ministri, uomini politici che evidentemente mi rivelano delle cose che magari è meglio che rimangano fra di noi». Nel merito, inoltre, ha sottolineato che «la Regione non c'entra assolutamente niente con questa vicenda di Diasorin», e «infatti nessuno di noi è indagato».

Nuovo fronte, intanto, anche per la Lega: la Guardia di Finanza di Genova ha avviato perquisizioni nel Comune di Bondeno (Ferrara) nell'ambito dell'inchiesta sui fondi del partito: acquisiti documenti su alcuni versamenti. A quanto si apprende, gli inquirenti vogliono far luce su 900mila euro che sarebbero stati trasferiti alla Lega regionale dell'Emilia Romagna e in seguito al Comune di Bondeno.

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Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Ven, 25/09/2020 - 13:26

Storia vecchia che non finisce mai. La sensazione è che si ricerchino reati che non ci sono stati.