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Il profeta dell'impossibile: l'atleta che visse due volte

Dalle vittorie negli Stati Uniti al tragico incidente in cui perse entrambe le gambe: da quel giorno Zanardi ha saputo andare oltre i confini dello sport. E la sua storia è una lezione per tanti nelle sue stesse condizioni

Il profeta dell'impossibile: l'atleta che visse due volte
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"Ancora cinque secondi, dai cosa vuoi che siano". Quando era sfinito e gli avversari sembravano meno stanchi di lui, Alex Zanardi si motivava così. Si chiedeva altri cinque secondi. Cosa vuoi che siamo, quando i tuoi muscoli già bruciano e il cuore rischia di scoppiare "Quando in una gara ti accorgi di avere dato tutto, ma proprio tutto, tieni duro ancora cinque secondi, perché è lì che gli altri non ce la fanno più", diceva. Quei cinque secondi li vorremmo anche noi oggi per dirgli un'ultima volta quanto gli abbiamo voluto bene, quanto ci abbia insegnato in questi anni con il suo esempio, le sue parole, le sue battute che miravano sempre a strapparti un sorriso a farti capire quanto era bello vivere. E se lo diceva lui, dopo tutto quello che gli era capitato, dovevi crederci anche tu per forza. Se l'Alex pilota era stato un grande, soprattutto in America dove era diventato padrone del mondo, l'Alex atleta paralimpico era stato ancora più grande, andando oltre i confini dello sport, entrando in tutte le case con la sua parlata inconfondibile, la sua forza sovrumana e soprattutto la sua voglia di vivere. Se fosse morto solo un ex pilota di Formula 1 oggi non saremmo invasi dai messaggi del mondo politico, sportivo, industriale. Non sentiremmo attorno tutta questa commozione. Alex era molto di più. "A volte pensano sia un misto tra padre Pio e Superman, ma non sono mica un fenomeno", diceva.

Alex se ne è andato pochi mesi prima di compiere i 60 anni, improvvisamente, quando i suoi cari credevano ancora nell'ennesimo miracolo. Era ancora il primo maggio, quando il suo cuore enorme si è fermato nella struttura dove era ricoverato da tempo. Una data che è una coincidenza pazzesca: lo stesso giorno di Ayrton Senna, uno dei miti di Alex, uno dei piloti contro cui aveva gareggiato e che come lui era andato oltre lo sport. D'altra parte Alex era nato nello stesso giorno di Pelé.

L'ultimo incrocio con il destino, quel maledetto camion contro cui andò a scontrarsi il 19 giugno 2020, non gli ha più permesso di rialzarsi. Eppure Alex il suo debito con il destino sembrava averlo pagato tutto e in abbondanza, qualche anno prima. Era stato studiato addirittura dalla Nasa, perché era sopravvissuto con un solo litro di sangue dopo l'incidente del 15 settembre 2001 al Lausitzring che lo aveva lasciato senza gambe. Quella volta, risvegliandosi dopo esser stato ad un passo dal paradiso a sua moglie Daniela, il suo angelo custode, aveva detto: "Posso morire?". No. "Allora saremo capaci di affrontare anche tutto questo. Insieme". Mai avrebbero pensato che la seconda vita sarebbe stata ancora più generosa della prima.

Alex resterà sempre quello venuto da Castelmaggiore, un ragazzo e un uomo che ha vissuto almeno due volte. Prima da pilota, poi da profeta, perché nella sua seconda vita è diventato davvero molto di più di uno sportivo. Ha lasciato correre il cuore e con quello ha colpito. Ha insegnato, ha motivato, ha permesso a migliaia di persone di rialzarsi, ha ridato speranza a chi pensava di essere ormai arrivato a fine corsa. Mai si sarebbe immaginato tanto.

Alex aveva cominciato correndo in kart e poi in auto, vincendo tanto, tantissimo, negli Stati Uniti dove il suo faccione era finito anche sulle scatole dei cereali come capita solo a quelli davvero popolari. In Formula 1 non ha avuto tanta fortuna, 44 gran premi, un solo punto. Quando vinceva in America (10 pole, 15 vittorie, due campionati) festeggiava con un donut, un tondo a ruote fumanti. L'America impazziva per lui. L'Italia lo guardava da lontano e lo applaudiva, ma ancora non lo aveva scoperto. Alex era soltanto un pilota, un protagonista del suo mondo veloce e scintillante. Un ragazzo simpatico, con la battuta e la barzelletta sempre pronta, ma solo un pilota.

Dopo l'incidente e la seconda vita in handbike il mondo ha scoperto il tesoro che c'era dietro quel sorriso. Non solo per le sue medaglie paralimpiche (4 ori e 2 argenti), per il record nell'Ironman di Kona alle Hawaii o le vittorie nel Turismo con una Bmw preparata apposta per lui.

"Quando mi sono risvegliato dopo l'incidente e dopo aver ricevuto l'estrema unzione ho pensato alla metà che era rimasta attaccata al mio cuore, non a quella che non c'era più". E su con quella ha conquistato il mondo. Grazie Alex.

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