Afghanistan in fiamme

Profughi, intesa tra Orbán e Fdi. Fi: vertice governo-maggioranza

La Meloni ha incontrato il premier ungherese in visita a Roma: "I rifugiati afghani non gravino sull'Europa"

Profughi, intesa tra Orbán e Fdi. Fi: vertice governo-maggioranza

Balla da sola, ma soltanto in Italia. Giorgia Meloni, leader di Fdi e presidente dei Conservatori e riformisti europei, ieri a Roma ha incontrato il premier ungherese Viktor Orbán, che era in Italia per vacanza è stato avvistato con la famiglia in una trattoria di Trastevere l'altra sera - e per prendere parte al meeting dell'Icln, la rete internazionale dei legislatori cattolici. Oltre alla Meloni e a Orbán, all'incontro hanno preso parte anche il responsabile Esteri di Fratelli d'Italia, Carlo Fidanza, e il ministro ungherese per la Famiglia nonché vicepresidente del partito di Orbán, Fidesz - Katalin Novàk. E nel «cordiale» faccia a faccia, racconta una nota di Fdi, la leader che in Italia ha scelto di restare da sola all'opposizione del governo Draghi, ha affrontato soprattutto tematiche internazionali.

A cominciare dal caldissimo tema dell'Afghanistan, tornato in mano ai Talebani dopo il ritiro delle forze militari Usa. E proprio alle decisioni degli Stati Uniti e alla «disastrosa gestione Biden» è stata dedicata una parte del confronto tra i due leader, che hanno poi insistito su un punto delle conseguenze della crisi che riguarda da vicino l'Ue e che a entrambi e ai rispettivi elettorati sta molto a cuore, condividendo, a proposito «dei flussi di profughi che potrebbero generarsi», la necessità «che la comunità internazionale si faccia carico di questi rifugiati, sostenendone l'accoglienza nei Paesi limitrofi senza gravare ulteriormente sull'Europa». Anche Forza Italia va in pressing sull'emergenza profughi e immigrazione. «Si convochi immediatamente - dice il senatore azzurro Maurizio Gasparri - un vertice governo-maggioranza per un piano serio contro il dilagare dell'arrivo di clandestini nel nostro Paese»

E c'è pure il rischio infiltrazioni. Perfetta unione d'intenti tra Meloni e Orbán anche sul contrasto e sulla «necessità di vigilare attentamente» per quanto riguarda il rischio, concreto, di «possibili infiltrazioni terroristiche». Oltre che delle tensioni in arrivo dal Paese asiatico Meloni e Orbán hanno discusso anche di Covid, valutando le strategie per la gestione della pandemia e studiando possibili «ricette per la ripresa economica», che, spiega la nota di Fratelli d'Italia, «sarà quanto più significativa quante più risorse saranno destinate a sostenere le imprese, anziché dilapidate in misure assistenziali».

Ma messi da parte di temi d'attualità, il faccia a faccia romano tra i due leader serve pure a ribadire «la stretta collaborazione tra Fidesz, Fratelli d'Italia e i Conservatori europei nel perseguire l'obiettivo comune del rafforzamento della Destra europea, nel nome del rispetto delle sovranità nazionali, della difesa della famiglia naturale e dell'identità cristiana, dell'economia sociale di mercato». La stessa Meloni su Fb conferma: «Continuiamo a lavorare verso l'obiettivo comune di avere una destra europea sempre più forte e decisiva». E allora viene da pensare, che tra un meeting e una cena capitolina, Orbán abbia approfittato del salto in riva al Tevere per ridiscutere con la Meloni i suoi progetti di unione della destra europea, dopo l'abbandono del Ppe, magari per tastare quanto alla leader di Fdi e di Ecr possa andare a genio una convergenza con Identità e democrazia, il partito europeo casa del Carroccio di Matteo Salvini. Giorgia e Viktor, d'altra parte, si erano già seduti a tavola per discutere di unità della destra europea lo scorso 23 giugno, a Bruxelles: Orbán, per la cena, rinunciò persino a presenziare al match decisivo per la «sua» nazionale a Euro 2020, Germania-Ungheria. E che il tema sia caldo, in fondo, lo conferma il tweet della Novàk che, a proposito dell'incontro di ieri, inverte l'ordine dei lavori, e mette in cima alla scaletta «la crescita dell'alleanza di destra europea».

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