Pure l'Arci sfratta i profughi

A Terni l'ira del presidente dell'associazione contro gli immigrati «Attività illegittime negli alloggi, subaffittano ai connazionali»

Pure l'Arci sfratta i profughi

Profughi politici, bisognosi e ingiustamente vessati. Oppure furbetti viziati, che preferiscono vivere a sbafo invece di cercare un lavoro, e che userebbero l'alloggio fornito dallo Stato come business personale, subaffittando illecitamente. Il gruppo di somali che martedì si è seduto per terra sulla strada non ha dubbi che la prima definizione sia quella giusta. Il sit-in di protesta l'hanno improvvisato proprio per lamentare il mancato pagamento degli arretrati della «diaria» (2,5 euro sui 35 che lo Stato spende giornalmente per i servizi di accoglienza) e, soprattutto, per evitare che qualcuno li faccia sloggiare dall'appartamento che occupano da ormai tre anni. Ma la controparte non si intenerisce, e invoca l'intervento delle forze dell'ordine.

Sostiene di aver chiesto, invano, la disponibilità dei cinque posti letto rimasti liberi, per metterli a disposizione dei profughi arrivati con gli ultimi sbarchi. E di aver trovato, invece, quei posti occupati da amici e parenti dei sette rifugiati somali, tanto da sospettare che gli stagionati profughi si siano dedicati ad attività di subaffitto, cambiando anche le serrature.

Di insolito c'è che siamo a Terni e che il «padrone di casa» arrabbiato è la sezione locale dell'Arci. Il cui presidente, Francesco Camuffo, di fronte alla protesta dei somali si inalbera. Li definisce «viziati», e non risparmia critiche al Viminale per le politiche di assistenza. La stessa protesta non sarebbe altro che la dimostrazione che i somali «stanno alzando il prezzo, perché hanno capito che qui» per ottenere quello che si vuole basta «un po' di ricatto».

Un presidente Arci in una città che è una roccaforte della sinistra che parla come Mario Borghezio e bastona la mancanza di regole dell'accoglienza fa riflettere. Anche la sinistra cambia approccio con l'immigrazione? Se persino la bandiera dell'associazionismo di sinistra si butta in un confronto duro con immigrati che hanno comunque rinnovato il loro status di rifugiati la sindrome Nimby colpisce anche l'Arci.

Di certo, Camuffo denuncia senza mezzi termini i «comportamenti non consoni» e le «attività illegittime» dei suoi ospiti. E non rinuncia a usare le maniere forti. Dopo aver riattivato la diaria, ha dato l'ultimatum ai «furbetti» somali. Liberare subito almeno tre posti letto, oppure «partiranno le denunce». E poi va all'attacco del «lassismo» statale sul tema. Nel mirino ci finisce il Viminale, che «non ha mai chiarito le regole di uscita dal progetto», e consente dunque ai rifugiati «assistiti» di restarlo ad libitum, finendo per «viziarsi». Ma ce n'è anche per le forze dell'ordine. «Durante un sopralluogo – racconta Camuffo - c'erano degli ospiti esterni nella struttura. Abbiamo preso gli estremi dei loro documenti e li abbiamo comunicati alla prefettura e alla questura, noi, perché nessuno interveniva». Insomma gli abusivi devono sloggiare. Anche per mandare «un messaggio educativo»: «Questi sono posti nostri, non si possono gestire come proprietà privata». Che servono ai rifugiati «veri», come aiuto «temporaneo» in una fase di sostegno a persone che poi «devono trovare la loro autonomia», insiste ancora il presidente. Più che sceriffo, realista.

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