Quando il "Domani" tentò di condizionare la Guardia di Finanza

Il quotidiano al centro del caso di oggi, a maggio del 2023 entrò a gamba tesa nella corsa ai vertici delle Fiamme gialle, finita poi con la nomina di De Gennaro

Quando il "Domani" tentò di condizionare la Guardia di Finanza
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«Io non volevo solo partecipare alle feste, io volevo avere il potere di farle fallire!», dice Toni Servillo alias Jep Gambardella nel film La Grande Bellezza. E la festa da rovinare è la corsa ai vertici della Guardia di Finanza dopo la nomina del generale Giuseppe Zafarana alla presidenza dell'Eni.

C'è un articolo del Domani, il quotidiano al centro della vicenda dei presunti dossieraggi perché tre suoi giornalisti sono indagati dalla Procura di Perugia, che riemerge dall'oblio del web e spalanca nuove ipotesi. È datato 3 maggio 2023, e in questa storia le date sono importanti. Da almeno due mesi il tenente della Guardia di Finanza Pasquale Striano, considerato una delle fonti dei giornalisti Giovanni Tizian, Nello Trocchia e dell'ex Fatto quotidiano Stefano Vergine, è «disinnescato», visto che è già nel mirino dei pm romani, è già stato perquisito e privato di telefoni e pc per i suoi troppi accessi (almeno 800 quelli sospetti, saranno più di 33mila) alle banche dati della Dia, che lui stesso ha giustificato all'autorità giudiziaria in un diario informatico. Eppure proprio Tizian firma un articolo al vetriolo che sporca la divisa di un generale in corsa per la successione a Zafarana, il cui posto verrà preso dal reggente naturale, il comandante in seconda della Gdf Andrea De Gennaro, fratello dell'ex capo della Polizia e dei servizi Gianni De Gennaro, figura molto ascoltata dall'esecutivo assieme all'ex generale Gdf Nicolò Pollari.

Si tratta di Fabrizio Carrarini, comandante interregionale Gdf dell'Italia Nord Occidentale, in corsa assieme ad altri candidati illustri e pienamente meritevoli (Francesco Greco, Umberto Sirico, Bruno Buratti, Carmine Lopez). Il quotidiano di Carlo de Benedetti si esibisce in un parere non richiesto, avvertendo il premier Giorgia Meloni che Carrarini è troppo di sinistra per lei (era vice capo di gabinetto del Mef ai tempi di Roberto Gualtieri) e ha un'indagine sul groppone: avrebbe avvertito Goffredo Zaccardi, il capo di gabinetto del ministro Roberto Speranza, di un blitz al ministero per acquisire materiale utile alle indagini sulla gestione della prima fase della pandemia condotta dai pm di Bergamo. Una prassi dettata dal garbo istituzionale che la Procura di Roma aveva ben compreso, tanto da aver archiviato quella vicenda, disinnescando l'indagine di cui Carrarini aveva parlato ai superiori. Allora perché tirarla fuori e azzoppare chi guida 10mila finanzieri di Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle D'Aosta, mettendo a segno diverse inchieste cruciali nella lotta all'evasione fiscale, vedi i 700 milioni recuperati dalle truffe sul bonus 110%?

Qualcuno ricorda che proprio sull'avvicendamento di Zafarana ci furono delle frizioni in Consiglio dei ministri, con il ministro Guido Crosetto che avrebbe avuto qualche riserva (poi rientrata, evidentemente) sulla nomina di De Gennaro. Non è escluso che Carrarini fosse proprio uno dei nomi che l'esponente di Fratelli d'Italia aveva in testa.

Ma perché il Domani è entrato così a gamba tesa nella corsa alla guida della Finanza? Solo per fare un dispetto a Crosetto? La manina che ha recapitato la polpetta avvelenata lo sapeva e aveva altri disegni? Sappiamo che proprio De Gennaro ha chiesto ai suoi di avere nomi e curricula dei finanzieri abilitati ad accedere per via informatica - e senza il bisogno di passare dai pm - ai dati sensibili di politici e vip. Un audit interno dal quale potrebbero uscire altre sorprese e altri nomi eccellenti.

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