"Quando il muro in Ungheria sarà finito gli immigrati entreranno dal varco del Friuli"

La "rotta balcanica" preoccupa anche l'Italia. Il prefetto di Udine avverte: "Bisognerà farsi trovare preparati alla potenziale ondata di arrivi"

"Quando il muro in Ungheria sarà finito gli immigrati entreranno dal varco del Friuli"

Udine - Con l'inferno che si sta consumando tra Macedonia e Serbia, anche il premier Matteo Renzi ammette che sui Balcani c'è «un'emergenza pazzesca». Ma lo va dicendo da mesi il prefetto di Udine, Vittorio Zappalorto, che quel fiume umano che «lontano dalle cronache» scorre «già da due anni» sulla rotta terrestre, era destinato a ingrossarsi. Oggi avverte che non sarà di certo il muro dell'Ungheria, né i lacrimogeni o i blindati alle frontiere a arginarlo. E che una parte di quei tremila migranti al giorno che si stanno riversando su Belgrado arriverà certo anche in Friuli Venezia Giulia, la prima porta italiana a Nordest, che da tempo ormai conosce il volto di quel fenomeno che le ha fatto guadagnare il triste primato di piccola Lampedusa del Nord. Quando il muro difensivo ungherese tra pochi giorni sarà completo e non concederà più varchi, allora «cambieranno strada, troveranno il modo di attraversare il confine laddove finisce la barriera battendo strade alternative: Serbia, Romania, Ucraina», senza escludere che il nuovo corridoio di transito possa diventare la stessa Croazia.

«È difficile fare previsioni - spiega - questi fenomeni sfuggono alle analisi. Ma possiamo aspettarci, se non si può dire un'invasione, comunque numeri molto più alti di quelli a cui eravamo abituati finora e che eravamo preparati ad affrontare». L'allerta suona forte e chiara dal prefetto, che sull'efficacia dei controlli non s'illude, «quelli sono importanti ma possono fare ben poco» con un esodo così «grave». E allora la priorità per evitare che la situazione igienico-sanitaria sfugga di mano «è farsi trovare pronti» alla potenziale ondata «con una rete di accoglienza sanitaria di primo livello, che garantisca screening e docce per i profughi che arriveranno». Le cifre, infatti, raccontano una crisi ben più profonda di quella che silenziosamente, già nel 2014, aveva portato la rotta balcanica a registrare un più 990 per cento di traffico. La minuta regione che accoglie oltre tre mila migranti, è meta dei passeur che ogni giorno scaricano in autostrada al valico di Coccau decine di profughi provenienti dall'Ungheria e dall'Austria. Ma contrariamente a quanto fanno da Vienna con i migranti «pizzicati» ad attraversare il confine dall'Italia, qui le riammissioni si contano sulle dita di una mano.

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