Quando Orsini sproloquiava: "Viva i gay, ma non vorrei esserlo"

Un vecchio post del prof che si sente "perseguitato" per le sue posizioni sulla guerra in Ucraina, segnalato da un utente a Dagospia, non è piaciuto agli utenti del web

Quando Orsini sproloquiava: "Viva i gay, ma non vorrei esserlo"

Che i riflettori creino dipendenza lo aveva già dimostrato molto bene l'idolo del nazional-popolare Matteo Bassetti, che la notorietà donatagli dal Covid non la disprezzava per nulla. Ma un altro "idolo incidentale", il prof. Alessandro Orsini, diventato un personaggio pubblico a causa della (o grazie alla?) guerra in Ucraina, un po' di narcisismo genetico ce lo aveva già.

Basta dare uno sguardo a uno dei suoi vecchi post social rispolverati da Dagospia, in cui l'accademico più amato dai filo-putiniani si bea pubblicamente degli apprezzamenti ricevuti dalle sue studentesse. In un incrocio letterario tra il Boccadoro di Hermann Hesse, capace di rapire le donne con la sola forza dello sguardo, e il più affine "Maestro" del russo Bulgakov, circondato da un magnetismo quasi settario, la creatura mitologica Orsini scrive:

"C'è anche chi mi ha scritto delle poesie d'amore. Una ragazza mi ha avvinto con le sue parole. Leggevo, volavo e a ogni verso sospiravo. Una poesia bellissima costruita su un dotto gioco di oggi' e di 'domani': 'Tu sei il mio oggi e io il tuo domani… Porgimi le mani… Io ti amo se rimani… Oggi, non domani'. Ma poi ho fatto un salto dalla sedia quando ho letto il finale: '…Se sei omosessuale, voglio morire ora, non domani'".

Una chiosa finale che fa dimenticare d'improvviso la reazione, a dir poco infantile, di fronte a delle rime peraltro di modesta fattura vergate da qualche studentessa in preda alle tempeste ormonali. Già, perché il saggio sull'omosessualità che ne scaturisce (solo dopo un passaggio alla Filippo Petrucci, il tenente colonnello delle "due lauree" del meteo: "Ma capisco che, da allora, sono entrate più di 5000 persone nuove nelle mie due pagine, quella pubblica e quella privata") è così criptico da spremere le meningi persino del più brillante dei lettori.

Scrive Orsini: "Sono felice di non essere omosessuale perché, in una società ancora omofobica, mi sono evitato una certa quantità di problemi. Chissà che inferno sarebbe stata la mia adolescenza. So anche che molti ragazzi omosessuali vengono respinti dai genitori, per non parlare del bullismo a scuola o degli omosessuali che vengono insultati o aggrediti per strada".

Un incipit che non è piaciuto a molti commentatori in giro per il web, che ci hanno letto già di per sé, nell'ammissione della "fortuna" di non essere gay in una società "omofobica", una dose di sollievo un po' fuori luogo. Un concetto tuttavia rimarcato poco dopo: "Sono schierato contro qualunque forma di discriminazione e sono felice di proteggere gli studenti omosessuali dalle discriminazioni. Però meglio proteggere che essere protetti".

Poi un altro ragionamento contorto: "I poveri e i ricchi sono sullo stesso piano davanti alla legge però non sono uguali davanti alla società e quindi nella realtà. Allo stesso modo, omosessuali e eterosessuali sono (quasi) uguali davanti alla legge, ma non davanti alla società. È agevole dimostrarlo: i giovani omosessuali vengono aggrediti per strada, ma non i giovani eterosessuali".

Infine un lapidario: "Viva gli omosessuali, meglio essere eterosessuali".
Un po' come dire che le parti lese sono sì vittime di ingiustizia e andrebbero sì difese, ma in fin dei conti cavoli loro, ché in certe situazioni è sempre meglio non trovarcisi.
Ora che il Narciso Orsini è un personaggio molto noto, sta a sue spese pagando lo scotto dell'ingiustizia. Non solo quella di essere, a suo dire, perseguitato perché "rovina una narrazione" e manda "messaggi contro i potenti", ma pure di essere attenzionato per ogni riga scritta o redatta nel passato di cui circoli traccia nel web. Righe che, come in questo caso, finiscono col procurargli invettive severe da chi ieri non le aveva neanche lette, oggi se ne sente particolarmente toccato.

Stando al suo teorema: viva i personaggi pubblici, ma meglio essere sconosciuti.

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