"Quanto dolore per la mia Bergamo. Sulla zona rossa il premier ha sbagliato"

Il senatore: "Da Conte solo grida manzoniane. Illegittimo il dpcm"

"Quanto dolore per la mia Bergamo. Sulla zona rossa il premier ha sbagliato"

Lunedì sera Conte è arrivato a Bergamo con tre ore di ritardo. Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli (Lega) non gli ha risparmiato critiche.

Senatore, il premier ha mancato di rispetto ai bergamaschi?

«È arrivato tardi non solo in termini di orari, in puro stile delle conferenze stampa che convoca e poi iniziano a ore imprevedibili. In questo caso si parla di un ritardo di mesi. Oggi ci sono dati numerici su Bergamo che ci fanno tirare il fiato, ma un mese fa la situazione era veramente da clima di guerra».

Cosa ha sbagliato il governo?

«Il peccato originale è stata la mancata chiusura sulle zone di Alzano Lombardo e Nembro e questo a Conte dovrà pesare tanto. Avrebbero potuto chiudere subito l'area rossa con i 200 tra militari e uomini delle forze dell'ordine che avevano inviato, invece poi li hanno mandati via e hanno dichiarato tutto zona arancione. Anche gli alpini lo avevano capito, allestendo una tenda da campo per un supporto al di là del fiume Serio, con un collegamento per ricevere approvvigionamenti. Ma Conte no, non lo ha capito».

Ha sbagliato solo il governo o ci sono anche responsabilità a livello minore?

«Ho sempre sostenuto la competenza dello Stato per l'ordine pubblico, la sicurezza e la profilassi internazionale, quindi il premier non può neanche delegarle perché non sono tra quelle materie acquisibili dalle Regioni».

La sua famiglia da quante generazioni è bergamasca?

Da sempre. Negli anni '50 mio nonno fondò il Movimento autonomista bergamasco. Il suo motto era Bergamo Nazione. Lui voleva anche la provincia autonoma di Trento e Bolzano perché radunava tutte le forze autonomiste che allora non avevano ancora raggiunto l'autonomia. Ricordo che da piccolo trovavo i tedeschi della Val d'Aosta che andavano a fare gli attentati ai tralicci».

Che ha provato a vedere la sua città così martoriata?

«Dolore, smarrimento e senso di impotenza perché uno si può attivare per realizzare mascherine, presidi per ospedale, risorse, ma non è sufficiente. Sono dipendente in aspettativa dell'ospedale Papa Giovanni e devo dire che c'è stato un momento in cui quasi tutti i vertici sanitari, il questore, il vice questore, il prefetto, il comandante provinciale dei carabinieri avevano tutti il Covid. Non c'era più la linea di comando. È stata veramente dura».

Che futuro prevede per la sua città?

«Bergamo si rimboccherà le maniche, di questo sono certo. Sicuramente è segnata tanto. È stata cancellata una generazione e mezza. Non c'è una famiglia che non è stata toccata. Ho perso persone carissime e avuto parenti malati che per fortuna sono sopravvissuti».

E per l'economia italiana che prevede?

«Penso che ci vorrebbe qualcuno in grado di governare questa fase. Se il pressappochismo con cui abbiamo visto affrontare la fase dell'emergenza è lo stesso con cui si fa la fase successiva, non si andrà lontano. Per me bisogna rinascere più che ripartire. Mi sembrano le grida manzoniane quelle di Conte. Tutto viene affidato a una conferenza stampa che fa riferimento a un Dpcm che per me è un atto illegittimo. Non è un atto amministrativo che può decidere di comprimere tutti i principi fondamentali dell'intera prima parte della Costituzione».

Cosa vorrebbe dire al premier?

«Che cambi mestiere, non è il suo».